L’AQUILA – Tre anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per aver causato la morte della figlia.

È una nuova ferita dentro una storia già tragica, la sentenza del giudice Giuseppe Romano Gargarella per Diego De Angelis, condannato per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose gravi nella maxi inchiesta sui crolli del terremoto del 6 aprile 2009, in particolare per il filone di via generale Francesco Rossi, dove tre anni e mezzo fa sono morte 17 persone tra cui appunto sua figlia Jenny.

Assolti con formula piena (perché il fatto non sussiste) gli altri due imputati, Davide  De Angelis e Angelo Esposito, come da richiesta dell’accusa, che per De Angelis aveva chiesto invece quattro anni.

I tre erano stati indagati e quindi imputati come principali responsabili di un restauro del 2000 che, secondo la procura, ha causato un appesantimento del tetto che ha contribuito a far crollare la palazzina.

Tesi smentita dalla perizia ordinata dal giudice, passaggio-chiave del processo che ha portato alle due assoluzioni.

Quella di De Angelis è una sentenza storica, la prima in assoluto tra oltre 200 filoni di indagine aperti subito dopo la tragedia dell’Aquila dall’allora procuratore della Repubblica Alfredo Rossini, scomparso circa un mese fa. Il processo per via generale Rossi era stato anche il primo a entrare nella fase dibattimentale, alla fine di marzo 2011.

Subito dopo la sentenza, il pubblico ministero Fabio Picuti ha preso tra le mani il volto del condannato per consolarlo, d’altronde già nella sua ultima replica di oggi aveva detto di stimarlo “profondamente per la sua onestà”.

Anche per questo è stata una sentenza accolta con sentimenti contrastanti: una sorta di sollievo amaro da parte dei familiari delle vittime, che temevano un’assoluzione ma che restano non certo soddisfatti dalla condanna di un uomo peraltro colpito da un dolore così grosso come la scomparsa della figlia.

Alla fine dell’udienza il pm non ha rilasciato dichiarazioni ma ha ammonito parenti delle vittime e gli altri ricordando che questa è una condanna provvisoria e che c’è presunzione d’innocenza fino al terzo grado.

Nessun commento da parte dell’avvocato difensore dell’uomo, Attilio Cecchini, salvo l’annuncio immediato del ricorso in appello una volta che saranno state esaminate le motivazioni del giudice Gargarella.

STORIA DEL PROCESSO: UNA TRAVERSATA INFERNALE


I PRIMI PASSI DELL’INCHIESTA

Al momento del crollo nella notte del 6 aprile il condominio di via generale Francesco Rossi aveva una cinquantina d’anni.

Da subito la procura non ha identificato responsabili di errori di costruzione, ma l’attenzione si è concentrata su possibili illeciti durante una ristrutturazione avvenuta nel 2000.

LE INDAGINI E LE ACCUSE

Di qui, il 22 luglio 2010, la decisione di indagare i due fratelli De Angelis, entrambi ingegneri: Diego, direttore dei lavori e amministratore del condominio, e Davide, collaudatore, oltre al titolare dell’impresa che fece i lavori, Angelo Esposito.

L’ipotesi era che il tetto dell’edificio fosse stato appesantito durante i lavori, ignorando che questo avrebbe aumentato i rischi in caso di una forte scossa di terremoto.

Tra le altre contestazioni iniziali, le mancate misurazioni di adeguamento statico e omissioni riguardanti i collaudi. Per l’accusa era stata anche omessa una relazione dettagliata al Genio civile.

Dalle analisi di uno dei quattro docenti consulenti del pm Picuti, inoltre, era emerso che l’edificio era stato costruito sui resti di uno ancora più antico, e usando una malta di qualità pessima.

L’UDIENZA PRELIMINARE E L’APPRODO IN AULA

Il 28 ottobre la richiesta di rinvio a giudizio dei tre, accolta dal giudice per l’udienza preliminare Marco Billi il 10 febbraio 2011.

Sono state 45 le parti civili ammesse, tra le quali anche il Comune dell’Aquila (che si è costituito come in tutti i filoni dell’inchiesta crolli) e la studentessa Marta Valente, rimasta coinvolta nel crollo ed estratta viva miracolosamente da una squadra di speleologi 22 ore dopo in mezzo alle macerie dopo essere stata protetta e tenuta in vita da una trave di cemento.

Tra le parti civili anche Valentina Lallone, assistita dall’avvocato Wania Della Vigna, che abitava assieme ad altre quattro ragazze decedute, tra cui la stessa Jenny De Angelis.

Il 1° aprile dello stesso anno, a quasi due anni dal sisma, è cominciata la fase dibattimentale, anche in questo caso la più veloce di tutta la maxi inchiesta crolli.

LE TESTIMONIANZE

Drammatiche le deposizioni di alcuni testi dell’accusa, in particolare dei sopravvissuti alla tragedia, come lo studente universitario Matteo Tognoli, che ha raccontato le fasi del crollo e il suo tentativo di aprire una finestra per far uscire la sua ragazza e un’amica.

“Ma quando mi sono voltato non ho più visto nessuno e io mi sono ritrovato sotto le macerie”, ha detto il giovane, estratto dopo 18 ore e a cui è stata riconosciuta un’invalidità del 100 per cento, avendo perso l’uso del braccio sinistro.

LA PERIZIA DELL’ACCUSA

Un primo documento cardine è stata la perizia dell’accusa e le analisi condotte dai consulenti del pm che inchiodavano i tre imputati.

Antonello Salvatori ha affermato che l’edificio è crollato per “l’aumento del peso della copertura in latero-cemento, ovvero del tetto, realizzato successivamente all’edificazione del fabbricato in muratura irregolare scadente, non in grado di supportare le sollecitazioni della massa in copertura, come accaduto nel sisma di due anni fa”.

QUELLA DELLA DIFESA

Per uno dei consulenti di parte, Franco Braga, viceversa, la copertura in cemento armato non ha appesantito la struttura che, al contrario, ha riportato un alleggerimento di 30 tonnellate del carico totale, beneficio che è stato riscontrato anche in termini di stabilità dello stesso.

Dubbi sono stati infine sollevati dall’esperto sulla qualità del terreno che avrebbe amplificato l’onda tellurica.

E QUELLA DEL GIUDICE

Vista anche la discordanza totale il giudice ha ordinato una sua perizia, affidandola dapprima a Marco Locatelli, docente universitario del Politecnico di Milano, quindi, dopo la rinuncia di quest’ultimo, a Ezio Giuriani ed Enzo Siviero, entrambi docenti presso la facoltà di Architettura di Venezia.

Già a dicembre 2011 i due avrebbero dovuto depositare le risultanze dei loro studi, ma una serie di intoppi li hanno portati a chiedere e ottenere un rinvio a marzo di quest’anno. E un altro slittamento c’è stato a maggio a causa del grave incidente stradale dell’avvocato Attilio Cecchini, difensore di De Angelis.

A giugno la sorpresa. I consulenti del gip hanno affermato che il palazzo è crollato perché costruito male fin dall’origine e che nessuna implicazione ha avuto il rifacimento del tetto incriminato. Una tesi opposta a quella dell’accusa.

Eventuali responsabilità penali, insomma, andavano ricercate tra i costruttori del palazzo, non processabili perché morti da molto tempo.

LE RICHIESTE DEL PM E LA CONDANNA

Per questo motivo si pensava che il pubblico ministero potesse chiedere l’assoluzione per tutti e tre gli imputati.

Ma nella requisitoria di martedì 16, Picuti ha spiazzato scindendo le posizioni e chiedendo la condanna a 4 anni per Diego De Angelis e l’assoluzione per Davide De Angelis e per Esposito. Una richiesta che Gargarella ha accolto.

È solo il primo grado, ha ricordato Picuti pochi istanti dopo il verdetto del giudice. E l’avvocato Cecchini lo ha confermato: la storia non finisce qui, riprenderà davanti alla Corte d’Appello.