L’AQUILA – La folgorante battuta secondo cui “dai rubinetti talvolta sgorgano fior di quattrini”, fu coniata ai tempi delle vicende che investirono anni fa l’Aca di Pescara, in mano al cosiddetto partito dell’acqua, targato centrosinistra. 

Seppure con le debite differenze, stessa battuta potrebbe oggi essere riciclata, in riferimento  alla Gran Sasso Acqua, la società pubblica che gestisce il ciclo idrico integrato nel comprensorio aquilano. Da come si evince, consultando lo stesso sito istituzionale, infatti, sono state affidate negli ultimi mesi 115 mila euro di consulenze, in modo diretto, a professionisti e avvocati. 

Ultimo incarico in ordine di tempo, notizia trapelata nelle ultime ore, sarebbe stato assegnato, ad un nome eccellente e conosciuto, l’avvocato romano Elisabetta Rampelli, sorella di Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio e vicepresidente della Camera, nonché moglie di Loris Facchinetti, scrittore e saggista, intellettuale che rappresenta un punto di riferimento della destra sociale, ex “delegato per il Mediterraneo” ed “esperto” di “Politiche internazionali”, della Fondazione dell’ex sindaco di Roma, l’aennino Gianni Alemanno.

Il presidente della società partecipata, Fabrizio Ajraldi, tiene però a smentire categoricamente questa voce: “la Gran Sasso Acqua spa non ha mai affidato un incarico di consulenza all’avvocato Elisabetta Rampelli”, taglia corto.

Un incarico, era trapelato, che sarebbe ammontato a circa 30 mila euro, per una consulenza legale, secondo quanto si è appreso, legata alla questione dell’acquifero del Gran sasso. Vicenda spinosissima, visto che è in corso un processo, nella quale la Gsa non è, a scanso di equivoci coinvolta, con la prima udienza fissata al prossimo 7 ottobre al tribunale di Teramo.

Nella vicenda penale sono imputate 10 persone tra rappresentanti legali e amministratori di Strada dei Parchi, concessionaria delle autostrade A24 e A25, Ruzzo Reti, società pubblica che gestisce il ciclo idrico integrato nel Teramano, e Istituto nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso, accusati di inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose in relazione all’allarme sversamento dell’8 maggio 2017.

Nulla di male, va precisato,le consulenze sono una procedura normale, e spesso indispensabili, previste e normate dalla legge, sotto l’occhiuta sorveglianza della Corte dei Conti. C’è però chi rumoreggia, osservando maliziosamente che c’è una evidente “continuità politica”, targata Fratelli d’Italia, sottesa all’ipotesi della consulenza a Rampelli, visto che del partito di Giorgia Meloni è anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e a quell’area appartiene  anche l’attuale presidente del Gsa, Fabrizio Ajraldi, che ha con forza sostenuto Biondi alle elezioni  del giugno 2018.

Di Fdi è il componente del Cda Luca Ricciuti, ex consigliere regionale di Fi e candidato alle elezioni regionali dello scorso 10 febbraio; come pure, il presidente della Regione, Marco Marsilio, romano, abruzzese di origine, ex deputato e senatore, ed ex consigliere comunale al Campidoglio.

La Gran Sasso Acqua, come si può invece verificare dal sito istituzionale della società, il 6 marzo scorso ha affidato in modo diretto una consulenza da 39.000 euro all’ingegnere Antonio Di Muro, per attività di supporto e consulenza in materia di sicurezza nei cantieri, “nell’ambito dell’esecuzione dei lavori di ricostruzione delle Infrastrutture nell’ambito urbano del centro storico”.

Il 23 aprile è stata assegnata una consulenza da 33.400 all’avvocato Cosimo Alfonso Mastromarino, per un’ assistenza legale sempre nell’ambito dell’esecuzione dei lavori di ricostruzione delle Infrastrutture nel centro storico.

il 30 Aprile altra consulenza, da 10.000 euro, all’avvocato Sebastiana Parlavecchia, per un supporto specialistico in materia di gestione del servizio idrico integrato.

Il 15 maggio si registra infine una consulenza, questa volta di soli 2.600 euro, a favore dell’avvocato Massimo Carosi per un incarico di consulenza per l’acquisizione di un parere legale.

In merito ai professionisti citati, Ajraldi  evidenzia che “si tratta di consulenti di comprovata competenza ed altissima professionalità ingaggiati per supportare l’Ufficio tecnico nella delicata gestione dell’appalto dei sottoservizi, per fronteggiare il quale l’azienda” sottolinea il presidente “non solo ha carenze in organico, ma lavora con il direttore tecnico per risolvere criticità pregresse e per impostare l’avvio degli ulteriori quattro lotti nella più totale legittimità e rispetto della norma”.

 Ajraldi aggiunge poi che “gli avvocati Loreto Ruscio ed Adriano Cavina sono stati incaricati dal settore amministrativo per fronteggiare gli obblighi di legge in materia, rispettivamente, di antiriciclaggio ed anticorruzione e per supportare l’ufficio gare, oltre ad una consulenza in materia di appalti pubblici”.

Inoltre, rileva che “grazie al monitoraggio dell’ingegner Pietro Aceto sugli importi della bollettazione dell’energia elettrica aziendale, abbiamo ottenuto quest’anno una nota di credito dal gestore di 130mila euro, mentre con l’avvocato Marco Equizi, supportiamo l’ufficio allacci nei delicati passaggi normativi. Gran Sasso Acqua spa” conclude Ajraldi “ha in organico, ad oggi, un solo legale e due ingegneri”.

Tornando all’avvocato Rampelli, Abruzzoweb aveva ricordato che non le hanno portato fortuna le consulenze a lei assegnate dal Comune di Roma.

Quella del 2011, da parte dell’allora assessore di Fdi Ghera, ai tempi  del sindaco Gianni Alemanno, aennino nel Pdl allora vincente, dal valore di 110 mila euro, concordato con Rete ferroviaria italiana per gestire il piano di assetto urbanistico della stazione Tiburtina.

Consulenza finita nell’occhio del ciclone, a seguito dell’intervento della procura della Corte dei Conti che ha ipotizzato ad aprile 2018, la non regolarità della selezione, visto che, per quanto riguarda i curricula prevenuti, “non si conoscono e non si giustificano le modalità concrete di acquisizione, né quali siano stati i criteri di scelta”, tanto che per il pm Alberto Rigoni nell’operazione si ravvisa “come minimo l’elemento soggettivo della colpa grave, se non addirittura il dolo, per la gestione della procedura di selezione di una professionista in violazione dei principi di economicità e ragionevolezza dell’azione amministrativa che non possono essere ignorati da soggetti che ricoprono funzioni apicali”.

Ancor prima, nel giugno del 2017, sempre la Corte dei Conti di Roma ha condannato l’ex sindaco Alemanno al pagamento di 312 mila euro in favore del Comune per “colpa grave”, a causa della nomina avvenuta nel 2009, come consulenti esterni, ancora una volta della Rampelli, assieme all’avvocato Filippo Lubrano, per seguire la causa intentata dal Campidoglio davanti al Tar contro la Romeo Gestioni, dopo l’annullamento di un contratto da 529 milioni di euro per manutenzione strade.  

Consulenti cooptati, per i giudici contabili, “in assenza di una preventiva proposta o autorizzazione della Giunta Comunale”.

I contenziosi legali sono comunque ancora aperti, e in entrambi i casi si è di fronte a ipotesi accusatorie, fermo restando la presunzione di innocenza, e correttezza, delle persone coinvolte. (red)