L’AQUILA – Verrà chiamata in causa anche la Regione Abruzzo, al tribunale civile dell’Aquila, nell’ambito di uno dei procedimenti intrapresi dalla presidenza del Consiglio dei ministri per la restituzione dei risarcimenti provvisionali concessi con sentenza del tribunale del capoluogo a favore dei parenti delle vittime del sisma 2009 all’esito del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico di palazzo Chigi che in primo grado vide 7 condanne per omicidio colposo per aver rassicurato gli aquilani nella riunione del 31 marzo.

Una sentenza poi riformata dalla Corte d’Appello, sia in ambito penale, sia per gli aspetti civili, sulla base di un’insufficienza di prove circa la responsabilità degli imputati nei confronti delle parti civili.

Dopo aver pagato subito i familiari delle vittime, al termine del primo grado, con altrettanta sollecitudine lo Stato rivuole i soldi, dato che le sentenze di Appello e Cassazione hanno ribaltato il verdetto, con 6 assoluzioni, e mantenendo una sola condanna definitiva, per l’ex vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis, peraltro solo per alcuni vittime, 13 sulle 29 totali oggetto di dibattimento, per le quali è stato accertato il nesso causale tra le rassicurazioni alla vigilia del terremoto e il decesso.

Ma ritenuto che l’assoluzione in forma dubitativa non abbia effetto preclusivo nel giudizio civile, l’avvocato Guido Fioravanti, uno dei destinatari della richiesta di restituzione, ha deciso di difendersi trattenendo la provvisionale come acconto sul maggior dovuto, e ha contrattaccato chiedendo allo Stato il risarcimento di tutti i danni subìti in seguito alla scomparsa dei genitori.

Inoltre, ha esteso la domanda nei confronti della Regione Abruzzo, da cui dipende la Protezione civile regionale.

Questo ha portato allo scontro: per l’avvocato distrettuale dello Stato, Filippo Patella, è una “aberrazione giuridica ritenere che rimangano le provvisionali a fronte di una condotta ritenuta non penalmente rilevante”.

Secondo Fioravanti, al contrario, “si ravvisano gravi responsabilità degli enti nella gestione dell’emergenza derivante dallo sciame sismico in atti nei mesi precedenti al 6 aprile 2009”.

“Violando espressi obblighi di legge – ha scritto in una nota – le istituzioni hanno fornito informazioni inesatte e prive di fondamento scientifico e mostrato inadeguatezza nella prevenzione, nella comunicazione e
nell’informazione, oltre che la totale assenza di protocolli di sicurezza”.

“Inadeguata”, per Fioravanti, è stata anche la risposta risarcitoria: “lo Stato italiano, infatti, non prevede rimborsi a favore dei parenti delle vittime di calamità naturali, contrariamente al principio di derivazione comunitaria che tutela il diritto alla vita (articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e ne reprime ogni violazione”.

Il giudice titolare della causa, Monica Croci, ha autorizzato la chiamata in causa della Regione e fissato la prossima udienza al 7 maggio 2018.

Fioravanti, che sta in giudizio personalmente, è assistito dai legali Gianna Giardini e Gregorio Equizi. (alb.or.)