L’AQUILA – Non ci sarà il processo-bis alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio già condannato nella sua composizione del 2009 per aver falsamente rassicurato i cittadini dell’Aquila, sottovalutando il rischio sismico una settimana prima della tragica scossa del 6 aprile 2009.

Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale del capoluogo, Giuseppe Romano Gargarella, disponendo la definitiva archiviazione di una quarantina di parti civili, che non potranno chiedere risarcimenti, così come richiesto dal pubblico ministero Fabio Picuti.

Una richiesta a cui le stesse parti si erano opposte tramite i loro avvocati, chiedendo invece l’ammissione.

Ma per Gargarella, che ha sposato le tesi del pm, per queste specifiche parti “non sembra potersi ravvisare” il nesso causale tra le azioni della Cgr e il comportamento degli aquilani che sono rimasti in casa e sono rimasti feriti o hanno perso la vita dopo la scossa delle 3.32.

“Appare condivisibile – scrive il gip – l’iter processuale seguito dall’ufficio della procura della Repubblica: valutare in concreto le denunce nel caso in esame, esercitare l’azione penale” per “quelle che avevano piena attendibilità e spontaneità” e invece “chiedere l’archiviazione per quelle ora in esame, che non avevano il tratto di certezza richiesto”.

Il gip ravvisa infatti il pericolo che “dopo il battage di stampa che ha seguìto le prime fasi dell’incriminazione degli odierni indagati” a “livello inconscio” e “nella memoria dei cari delle persone decedute” potrebbe nascere la convinzione che “anche per i loro defunti era stato trovato un colpevole”.

Nel corso delle quattro pagine di ordinanza, Gargarella si esprime anche nel merito delle accuse che il giudice Marco Billi ha confermato con la sentenza di primo grado, condannando per omicidio colposo e lesioni colpose i sette componenti dell’organo scientifico, ed è d’accordo con il suo collega quando rileva “la correttezza dell’impianto accusatorio in relazione a una eventuale responsabilità degli indagati” e in particolare la “colpa in relazione sia all’omesso avviso dell’aggravamento del rischio, sia soprattutto in ordine alla rassicurazione sulla tranquillità della situazione all’esito di mesi di sciame sismico”.

Il niet di Gargarella provocherà vibranti proteste delle parti eliminate ma sul piano processuale risolve un impiccio: se ammesse, infatti, le nuove parti civili avrebbero dato vita a un singolare processo penale-bis, indipendente dalle cause civili: una “realtà parallela” come la definì nella primissima udienza l’avvocato Alfredo Biondi con una metafora azzeccata.

<span style=’IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Quattro le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2011, la sentenza di primo grado.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini – Fabio Picuti – Gli altri protagonisti
I DOCUMENTI
Il verbaleIl castello accusatorio – La requisitoria