L’AQUILA – Con la sua condotta superficiale e le rassicurazioni fornite agli aquilani la commissione Grandi rischi ha causato un “sonno della paura” nella popolazione e “oltre ogni ragionevole dubbio si giunge ad affermare che senza la condotta degli imputati l’evento mortale non si sarebbe verificato, perché le vittime non sarebbero rimaste in casa. Sarebbero uscite come sempre avevano fatto in situazioni analoghe”.
Questa la tesi portata avanti dal pubblico ministero Roberta D’Avolio nelle sue oltre cinque ore di requisitoria, la seconda parte dopo l’esordio di ieri di nove ore affidato al collega Fabio Picuti.
Tesa, senza tacchi alti in previsione delle tante ore da passare in piedi, brillante in avvio ma con più di un cenno di stanchezza nel finale, tanto da richiedere una pausa per un bicchiere d’acqua e una sigaretta, la pm ha riepilogato caso per caso le testimonianze dei familiari delle vittime chiamati a deporre, rilevando ogni volta come, secondo le tesi dell’accusa, sia stato dimostrato il nesso causale tra i verdetti della Cgr e i comportamenti alla vigilia della scossa del 6 aprile 2009.
La dimostrazione del legame, tuttavia, non è stata possibile per tutti i casi di morte: per alcune delle vittime e per un ferito, infatti, la pm ha ammesso la ‘bandiera bianca’ da parte della procura: in particolare per Alessio Di Simone, Alessio Di Pasquale, Ada Emma Colaianni, Paolo e Stefania Di Marco, Aurelio Giallonardo e Franca Vasarelli, che hanno perso la vita, e Piergiorgio Lauri, quest’ultimo ferito.
“Nella mente delle persone – ha detto la D’Avolio parlando dei casi dimostrati – si era radicata la convinzione che la situazione fosse favorevole proprio perché lo scarico di energia faceva sì che non ci fossero scosse più forti di quelle che c’erano già state”.
Un “leit motiv”, così la D’Avolio ha definito l’aspetto dello ‘scarico di energia’, effettivamente ripetuto in molte deposizioni ascoltate in questi 12 mesi di istruttoria dibattimentale.
“Se hanno detto che più scarica energia e meglio è, se non ci saranno scosse più forze del 30 marzo e se quella non ha causato danni alle strutture – questi i pensieri degli aquilani prima delle 3.32 ipotizzati dalla pm – allora dobbiamo stare tranquilli”.
Dopo aver terminato l’esposizione, proprio lei ha ufficializzato le richieste dell’accusa, 4 anni di reclusione per tutti gli imputati.





