L’AQUILA – Secondo round di bordate contro l’accusa nel processo alla commissione Grandi rischi, in corso all’Aquila e arrivato ormai alle battute conclusive.
Nell’udienza di oggi, la numero 28 in un anno di fase dibattimentale, gli avvocati Franco Coppi e Alessandra Stefano, che assistono gli imputati Giulio Selvaggi e Gian Michele Calvi, hanno contestato il castello accusatorio e la requisitoria della parte avversa.
“Guido Bertolaso è in questo processo il grande assente e in tanti altri, ognuno conosce la sua fortuna”, ha tuonato Coppi nella sua arringa invocando in aula l’ex capo dipartimento della Protezione civile. Che, peraltro, è indagato in un filone parallelo al processo principale.
Ma le valutazioni più acri sono arrivate dalla Stefano: “L’analisi normativa della requisitoria è scoordinata, confusa e discutibile. Sarò brutale a rivolgere critiche, con tutto il rispetto”, ha detto in avvio, e ha mantenuto la parola, parlando anche di “acrobazie”, “informazioni male interpretate e assemblate”, “osservazioni sarcastiche e fuori luogo” e “passaggi decontestualizzati”.
Altra notizia è che il giudice Marco Billi ha fissato il giorno più atteso, quello della sentenza: arriverà lunedì 22, assieme a eventuali repliche che non dovranno slittare la giorno successivo: “C’è una probabilità statistica bassissima” ha detto il giudice con un sorriso sarcastico.
Si tratta di un’ulteriore accelerazione in un processo che di per sé è stato “lampo”, con quasi sempre un’udienza a settimana.
Nella prossima udienza, quella di martedì 16, sarà l’ora delle arringhe per gli avvocati Filippo Dinacci e Alfredo Biondi, che difendono l’uno Bernardo De Bernardinis e Mauro Dolce, e l’altro Claudio Eva.
Parlerà anche l’avvocato di Stato, citato come responsabile civile, Carlo Sica. Non si terrà invece l’udienza che era prevista per mercoledì 17.
Il 22 appunto le repliche, il pm Fabio Picuti si è già prenotato dopo le bordate della Stefano, e la sentenza. Alberto Orsini
LA STEFANO: “ANALISI PM SCOORDINATA, CONFUSA E DISCUTIBILE”
La Stefano ha esordito contestando un “modo non scorretto ma sbagliato del pm di impostare la discussione su innumerevoli temi di questo processo”.
Ha poi citato “acrobazie normative e interpretative, sono parole sue (della requisitoria, ndr). L’analisi normativa è scoordinata, confusa e discutibile – ha sbottato – Sarò più brutale a rivolgere critiche, con tutto il rispetto”.
“Sono state male interpretate e assemblate informazioni arrivate da parte di imputati e testimoni”, ha aggiunto ancora.
“NON ACCETTO IRONIE FUORI LUOGO SUGLI IMPUTATI”
Molto duro un passaggio sul tono spesso ironico della requisitoria dell’accusa.
“Finché si tratta di utilizzare ironia e sarcasmo verso i difensori lo accetto anche se mi dà fastidio – ha attaccato la legale – ma verso gli imputati non lo posso accettare perché è fuori luogo. Riferendosi a quanto detto da Barberi, che aveva parlato di ricognizione, il pm si è permesso di prenderlo in giro”.
“Consiglierei la lettura del dizionario Garzanti, uno dei significati di ricognizione è esame, accertamento”, ha sibilato la Stefano.
BORDATE A STATI E CIALENTE: “DOV’ERANO?”
Nel finale l’avvocato ha bacchettato anche Daniela Stati e Massimo Cialente, presenti alla riunione in qualità di assessore alla Protezione civile e sindaco dell’Aquila.
Il pm li ha conteggiati tra i componenti della “Cgr allargata” del 31 marzo 2009, al tempo stesso non ritenendoli imputabili.
“In continuazione – ha detto l’avvocato di Calvi parlando della riunione – veniva detto che questa è una zona pericolosa e sarebbe potuto accadere un forte terremoto. La Stati dov’era quando il professor Boschi diceva queste cose per niente rassicuranti?”.
“Era su un altro canale!”, è stata la replica sarcastica dell’avvocato Alfredo Biondi, già ‘caldo’ in vista della sua arringa della prossima udienza.
“Cialente – ha aggiunto poi la Stefano – ha sentito quello che hanno detto gli esperti. Perche non lo ha detto? Perche lo addebitiamo alla commissione? Addebitiamolo a chi, uscito da quella riunione, ha rilasciato dichiarazioni pur avendo sentito gli esperti”.
“COPPI: ”BERTOLASO E’ IL GRANDE ASSENTE DI QUESTO PROCESSO”
“Bertolaso è in questo processo il grande assente e in tanti altri, ognuno conosce la sua fortuna”.
Questo uno dei passaggi più delicati dell’arringa di Coppi.
“Da nessuno degli scienziati presenti nella riunione della Cgr è stato espresso un giudizio tranquillante e rassicurante”, ha aggiunto.
”NESSUN MESSAGGIO RASSICURANTE”
“Tutti i presenti – ha ricordato Coppi – hanno affermato che il rischio di una scossa sismica fosse insito nella natura dell’Aquila, che ha un territorio a elevata sismicità e che quindi non sarebbe stato possibile prevedere di lì a un giorno, a dieci giorni, perché non sarebbe stato serio”.
“Da che cosa avrebbe dovuto dissentire Selvaggi? – ha aggiunto – Non c’era nulla da cui dissentire. Selvaggi non era membro di diritto della commissione e non aveva diritto di voto, era stato invitato da Enzo Boschi e lui per senso istituzionale ha accettato”.
“Non spettava a lui – ha sottolineato il legale – lanciare eventuali allarmi o raccogliere le espressioni in sede di commissione. Nessuno ha lanciato messaggi rassicuranti, lo stesso Pm non indica neppure una frase in cui veniva lanciato un messaggio rassicurante”.
“Se qualcuno ha male interpretato lo dovete cercare ma non all’interno della commissione”, ha concluso, con un nuovo riferimento all’ex capo della Protezione civile.
”IL VERBALE DELLA CGR NON E’ UNA PROVA”
Quanto al contestato verbale postumo di quella riunione, per Coppi “non è una prova, non sostituisce come prevede la legge la deliberazione. Nella riunione del 31 marzo 2009 si sono descritti pareri e fenomeni – ha precisato di seguito – La commissione non era formata, l’invio degli esperti all’Aquila aveva l’obiettivo di fornire elementi per spiegare cosa stava accadendo alla luce delle conoscenze”.
“Proprio perché non vi è stata delibera – ha insistito – ognuno è responsabile della propria condotta e anche se ci fosse stata non si poteva escludere la presenza di pareri dissenzienti, per cui non si può parlare di posizione unanime”.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 30 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.
I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato all’ipotesi di una sentenza di primo grado che potrebbe arrivare a poco più di un anno dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.
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<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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