L’AQUILA – “Se c’è stato un eventuale, e tutto da verificare, malfunzionamento della comunicazione sugli esiti della famosa riunione della commissione Grandi rischi il 31 marzo 2009, le famose ‘rassicurazioni agli aquilani’, la responsabilità non può essere del dipartimento della Protezione civile, cioè di Roma, ma degli organismi territoriali, cioè aquilani”.

Questo uno dei passaggi più delicati dell’arringa dell’avvocato Filippo Dinacci, difensore dell’ex vice capo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, e dell’ex responsabile del rischio sismico dello stesso ente, Mauro Dolce.

“Ammesso e non concesso che qualcuno ci avesse detto che cosa avremmo dovuto fare, è bene chiarire che il dipartimento della Protezione civile non ha competenze sismologiche, le eventuali responsabilità della Protezione civile sono solo postume a un evento – ha chiarito Dinacci – Come si può quindi insinuare che dei dipendenti possano orientare le scelte comunicative della Cgr?”.

“Roma non è responsabile della comunicazione in loco prima di ogni evento: la Protezione civile sul territorio è prima di tutto il sindaco”, ha ricordato.

La tesi di Dinacci è quindi che il principale attore della comunicazione dovesse essere individuato nell’allora e attuale sindaco, Massimo Cialente, e in secondo battuta, nell’assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, quest’ultima indagata e poi archiviata in un procedimento connesso al processo principale.