L’AQUILA – Il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, rischia di essere indagato per falsa testimonianza al processo Grandi rischi.

La notizia era già nota ma ieri questo aspetto è stato di nuovo tirato fuori da alcuni avvocati difensori nel corso dell’udienza sulle opposizioni alle richieste fatte dal pubblico ministero di archiviazione delle posizione di alcune parti civili.

Di Orio è già indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sugli affitti gonfiati del capannone ex Optimes dov’è stata ricollocata la facoltà di Ingegneria dopo il sisma, mentre di recente è stato assolto in un processo per smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

A spiegare la situazione ad AbruzzoWeb è l’avvocato Marcello Melandri, che assiste Enzo Boschi, uno dei sette condannati a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose nel procedimento principale.

“Alcuni avvocati di parte civile – afferma Melandri – hanno superato l’obiezione del pm, quella di non avere prove (per dimostrare il legame tra il comportamento della commissione la condotta dei loro assistiti, ndr) affermando che gli studenti non sarebbero morti se il rettore avesse sospeso le lezioni perché sarebbero rimasti fuori L’Aquila. Invece sempre secondo loro il rettore, tratto in inganno dalla Cgr, non ha chiuso l’Ateneo e quindi sono tornati nelle loro case e morti”.

Ma per Melandri “questo discorso è storicamente falso. Prima che la commissione si riunisse – ricorda – Di Orio ha fatto una conferenza stampa dicendo ‘sono uno scienziato e posso assicurare che di scosse non ce ne saranno più’, abbiamo il video. Non è vero che è stato influenzato dalla Grandi rischi, era già tranquillo prima per conto suo”.

“Lui ha testimoniato che non è così e invece lo abbiamo dimostrato – aggiunge l’avvocato di Boschi – se il pm ravvisa la falsa testimonianza è un reato procedibile d’ufficio, non serve nemmeno l’esposto”.

L’INTERVISTA: “SIAMO SCIENZIATI, TORNARE ALLA TRANQUILLITA’”

L’intervista cui Melandri fa riferimento fu rilasciata dal rettore al giornale web Abruzzo24ore la mattina del 31 marzo 2009, alcune ore prima della riunione Cgr.

“Siamo scienziati – ha affermato Di Orio nel filmato citato dalle difese – Sappiamo che i terremoti sono avvenimenti del tutto imprevedibili. Le nostre strutture hanno retto bene, senza alcun problema. Mi rendo conto che è un fatto di emotività, ma credo sia giusto tornare alla normale attività, alla tranquillità: credo siano avvenimenti che la scienza controlla, fino a un certo punto, ma li controlla”.

Nel corso delle udienze, più volte alcuni legali, tra cui l’avvocato dello Stato, responsabile civile, hanno fatto notare che, quando è stato sentito come teste, il rettore ha affermato di aver “preso atto” dei pareri sullo scarico di energia secondo gli esperti in atto con lo sciame sismico che durava dal 2008, scarico che non avrebbe dovuto portare a scosse molto forti, e per questo di aver deciso di continuare a tenere aperte le sedi dell’Ateneo.

Di Orio, hanno sostenuto gli avvocati, ha detto anche di non aver mai rilasciato dichiarazioni tranquillizzanti o, comunque, di averlo fatto solo dopo la riunione della commissione nel pomeriggio del 31.

Ma sembra affermare l’opposto l’orario del video, girato la mattina a margine di una conferenza stampa e pubblicato nel primo pomeriggio.

Se anche il pubblico ministero ritenesse accertata questa stessa discrepanza, rileggendo i verbali e le registrazioni della deposizione, potrebbe quindi esserci il rischio di un nuovo procedimento per il rettore, appunto per falsa testimonianza.

<span style=’IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Quattro le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2011, la sentenza di primo grado.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini – Fabio Picuti – Gli altri protagonisti
I DOCUMENTI
Il verbaleIl castello accusatorio – La requisitoria