L’AQUILA – Non sarà oggi il giorno della sentenza del processo d’Appello alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio condannato in primo grado nella sua composizione del 31 marzo 2009 per aver falsamente rassicurato i cittadini aquilani e sottovalutato il rischio sismico a 5 giorni da quella che sarebbe stata la scossa distruttiva del 6 aprile, causando la morte di una trentina di loro.
Con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose nel 2012 7 esperti sono stati condannati ciascuno a 6 anni di reclusione dal giudice monocratico del capoluogo Marco Billi.
A comportare come conseguenza l’allungamento di qualche settimana dei tempi del processo sarà la decisione dell’avvocato generale, Romolo Como, che sostiene l’accusa nel dibattimento, di replicare alle arringhe degli avvocati difensori degli imputati, alcuni dei quali hanno attaccato direttamente la sua requisitoria nella quale ha chiesto la conferma della pena per tutti.
“Non ho ancora deciso se replicare o meno agli interventi”, dichiara formalmente Como senza sbilanciarsi ma, da quanto si è appreso, la decisione c’è stata e tornerà a prendere la parola.
Questo darà il via a un secondo giro di interventi che, altrimenti, non ci sarebbe stato, e farà slittare appunto l’ingresso in camera di Consiglio da parte del collegio giudicante, presieduto dal magistrato Fabrizia Francabandera.
Dopo Como parleranno i difensori di parte civile che vorranno controreplicare, infine toccherà alle difese, alle quali spetta l’ultima parola. In base alla durata dell’intervento-bis di Como, domani nel pomeriggio potrebbe già essere il turno di qualche legale.
Secondo il calendario già stilato, dopo quella di domani la prossima udienza sarà sabato 8 o più probabilmente lunedì 10, come ipotizzato dallo stesso giudice Francabandera.
La sentenza, dopo non meno di 6-7 ore di camera di Consiglio potrebbe arrivare quindi venerdì 14 o anche più avanti in caso di ritardi.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.
I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Originata dall’esposto di un avvocato aquilano, Antonio Valentini, per conto di alcuni familiari delle vittime del sisma, l’inchiesta è divenuta di pubblico dominio il 3 giugno 2010 con l’emissione di sette avvisi di garanzia.
Il 10 dicembre 2010 l’esordio in aula per l’udienza preliminare, conclusa con il rinvio a giudizio per tutti; il 20 settembre 2011 la prima udienza dibattimentale, con il giudice Billi che ha imposto un ritmo veloce, spesso un appuntamento a settimana.
Ecco perché dopo un anno e un mese, un tempo considerato record per un dibattimento così delicato, il 22 ottobre 2012 è arrivata la sentenza di primo grado, esplicitata dal magistrato in 950 pagine di motivazioni il 18 gennaio 2013 (mentre 500 erano le pagine della requisitoria scritta dei pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D’Avolio).
Definito spesso “processo alla scienza” (erroneamente secondo l’accusa e il giudice), questo dibattimento ha avuto una rilevanza internazionale, seguito dai media di tutto il mondo e anche da riviste scientifiche estere.
Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea.
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