L’AQUILA – “Tra virgolette sono soddisfatto, non ci speravo, dico la verità, perché visto come vanno le cose in Italia pensavo sarebbe stato assolto anche De Bernardinis invece qualcuno comincia a prendersi delle responsabilità e in via definitiva”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb Massimo Cinque, presidente dell’Associazione 309 martiri, pochi minuti dopo l’emissione della sentenza definitiva della Cassazione del processo alla commissione Grandi rischi, che ha assolto i 6 esperti ma condannato per omicidio e lesioni l’ex vice dipartimento della Protezione civile Bernardo De Bernardinis.
“Nessuno ti ridarà niente, e soprattutto nessuno ti ridarà chi non c’è più”, precisa Cinque, segnato in modo pesantissimo dal sisma del 6 aprile 2009, in cui ha perso i due figli piccoli, Davide e Matteo, e la moglie Daniela.
“Quando ha parlato il suo avvocato Dinacci ho visto i giudici e la pg compiaciuti, invece questo risultato mi fa un po’ ricredere sulla situazione”, svela poi in riferimento a De Bernardinis. Cinque ieri ha seguito per intero l’udienza di oltre 10 ore, oggi ha atteso il verdetto sul posto di lavoro, in ospedale.
“I grandi avvocati riescono a dimostrare tutto – prosegue, sul processo – anche far risultare nulle delle prove schiaccianti ed evidenti. Era più facile assolvere tutti che non rovesciare la sentenza d’Appello. Ma questo verdetto vuol dire che qualcosa non ha funzionato per il verso giusto, lo Stato ha peccato in qualcosa essendo il condannato un funzionario della Protezione civile”.
“Non siamo pazzi come qualcuno voleva farci passare, è un segnale forte. Lo Stato ha delle sue responsabilità che sono venute fuori dopo una camera di Consiglio di quasi 10 ore, evidentemente hanno valutato bene la situazione”, fa notare poi
“È come se fosse un puzzle in cui tutti i pezzi dovranno andare al posto giusto, anche il processo al capo di De Bernardinis, Guido Bertolaso”, sostiene in riferimento al procedimento satellite la cui prima udienza preliminare oggi all’Aquila è stata rinviata al 4 marzo 2016.
Il verdetto darà un insegnamento su come comunicare nelle emergenze? “Credo di sì, questi nostri angeli almeno non si saranno sacrificati del tutto vanamente. Chi dovrà valutare una situazione ora forse non ridurrà tutto a una riunione di 40 minuti come una scampagnata, come è capitato a noi – conclude – Me lo auguro per chi si ritroverà, come noi, ad affrontare situazioni così difficili ma che ricapiteranno perché l’Italia è un Paese altamente a rischio”.





