L’AQUILA – “La posizione di Guido Bertolaso legata alla storia dei componenti della commissione Grandi rischi merita un approfondimento e una riflessione. Ci sarà qualche atto di indagine, non molti perché c’è poco tempo, 30 giorni, e non c’è un esito scontato né in un senso né in un altro”.
Così ad AbruzzoWeb Romolo Como, procuratore della Corte d’Appello dell’Aquila che, su incarico del procuratore generale Giuseppe Falcone, curerà le nuove indagini sull’ex capo dipartimento disposte dal pg.
Quest’ultimo, accogliendo il ricorso di alcuni parti lese, con una decisione infrequente in ambito giudiziario ha avocato a sé il fascicolo con gli atti della procura della Repubblica, che per due volte aveva richiesto l’archiviazione della posizione di Bertolaso.
L’inchiesta “satellite” si ricollega a quella conclusa nel 2012 che ha visto sette scienziati ed esperti della Cgr, che avevano partecipato alla riunione del 31 marzo 2009, condannati a 6 anni di carcere per omicidio colposo e lesioni, per aver dato false rassicurazioni agli aquilani e sottovalutato il rischio sismico.
Nel corso di questa settimana Como valuterà se ascoltare qualcuno, ma solo se strettamente indispensabile, visto che nel mese di tempo per prendere una decisione sono consentite “attività istruttorie urgenti”.
Quanto allo stesso Bertolaso, non sarà convocato a meno che non lo voglia lui, allo stato l’accusa ritiene che non ci sia la necessità di ascoltarlo ancora ritenendolo al momento fuori dalle indagini.
Con l’inusuale avocazione delle indagini, la procura generale, ospitata negli uffici della Corte d’Appello vicino alla stazione ferroviaria, si sostituisce alla procura della Repubblica, che si trova nel palazzo di Giustizia provvisorio a Bazzano.
Alla fine degli accertamenti, Como valuterà se chiedere comunque l’archiviazione, come fatto due volte dal collega Fabio Picuti, oppure il rinvio a giudizio: una richiesta che dovrà comunque essere portata davanti a un giudice per l’udienza preliminare, di nuovo a Bazzano.
L’inchiesta ‘satellite’ intende chiarire se i componenti Cgr rilasciarono le dichiarazioni rassicuranti che li hanno portati alla condanna perché indotti a farlo proprio dal capo dipartimento.
Dopo l’archiviazione già avvenuta per l’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, Bertolaso è rimasto l’unico indagato di questo filone, con i capi di imputazione di omicidio colposo e lesioni colpose, gli stessi dei 7 già condannati.
Stati e Bertolaso erano stati tirati in ballo dopo la pubblicazione sui media di una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sul G8 della procura della Repubblica di Perugia.
Il 25 gennaio 2012 il pm Picuti aveva acquisito la telefonata come prova nel processo principale e Bertolaso, già chiamato come testimone dell’accusa, era diventato un indagato in procedimento connesso. Nella registrazione audio si sente l’ex sottosegretario affermare all’assessore di voler convocare la riunione per un’operazione mediatica con cui tranquillizzare la gente.
Bertolaso, infatti, dice che la riunione “non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente” e, in un passaggio successivo, parlando degli esperti, rincara: “Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi tanto a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito?”.
Interrogato su queste frasi in aula all’Aquila il 15 febbraio 2012, Bertolaso ha chiarito che “intendevo un’operazione da fare attraverso i media per informare la popolazione su quello che stava accadendo, non era intesa in senso negativo o dispregiativo”, mentre la rassicurazione la voleva “non sul fatto che non ci sarebbero state mai scosse, ma sul fatto che i terremoti non si possono prevedere, c’è uno sciame, lo stiamo seguendo, c’è uno stato d’attenzione e più di questo non si può fare”.
Dichiarazioni che, assieme agli accertamenti, hanno indotto Picuti a chiedere l’archiviazione. Ma il gip Giuseppe Romano Gargarella gli ha intimato nuove indagini.
Nell’ordinanza, il gip ha sottolineato appunto che le frasi di Bertolaso suonano estremamente simili al verbale della riunione divenuto elemento cardine del processo, inoltre ha evidenziato che “la telefonata suddetta coincide parzialmente nel suo contenuto con le dichiarazioni rilasciate dai membri della commissione dopo la riunione”.
Di qui la richiesta a Picuti di scoprire eventuali pressioni, contatti preliminari e pressioni. Rinforzata dall’uscita, pochi giorni prima dell’udienza chiave, di nuove intercettazioni tra Bertolaso e il suo predecessore Franco Barberi, presidente della Cgr, che affermava: “Tutto bene, abbiamo rassicurato”.
Quelle nuove intercettazioni non sono entrate nell’inchiesta e, in definitiva, per il pm Bertolaso non ha influenzato l’esito infausto di quella riunione.
Per questo motivo, Picuti ha inoltrato una seconda richiesta di archiviazione alla quale si sono opposte le parti lese, contestandola e chiedendo l’intervento della procura generale.
I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.





