L’AQUILA – Il processo alla commissione Grandi rischi sembra non voler finire mai.
Il prossimo 28 maggio il giudice per le udienze preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, dovrà pronunciarsi su 12 nuove opposizioni fatte da parti civili contro la loro estromissione dal procedimento.
Una nuova, possibile propaggine del filone che si è concluso il 22 ottobre 2012 e ha portato alla condanna a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e disastro colposo dei sette componenti dell’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio che si riunì all’Aquila il 31 marzo 2009 a 5 giorni dal terremoto distruttivo e diede false rassicurazioni agli aquilani, sottovalutando il rischio sismico.
In tempi più o meno recenti, infatti, contro i sette esperti sono arrivate 12 nuove denunce da parte di familiari di vittime o feriti del sisma delle 3.32, in particolare studenti e lavoratori provenienti da altre parti d’Abruzzo, da altre regioni d’Italia, molti dal Sud, e anche dall’estero.
Non ritenendo provato né dimostrabile il nesso causale tra i verdetti della riunione Cgr e il comportamento di queste persone alla vigilia del sisma, la procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione, tanto più che il filone principale è già arrivato a sentenza e visto anche il grande lasso di tempo trascorso dalle indagini iniziali.
Ma gli avvocati dei denuncianti hanno fatto opposizione. Di qui l’esigenza che un giudice, Gargarella, stabilisca se archiviare ed estromettere dalla vicenda queste parti oppure accoglierle e dare così il via a una “realtà parallela”, per usare la definizione coniata anni fa da Alfredo Biondi, legale di uno dei sette condannati.
Il “processo-bis” non avrebbe particolari risvolti a livello penale: non si può infatti essere condannati due volte per lo stesso reato. Ne avrebbe molti, invece, in sede civile. Gli avvocati dei sette esperti, infatti, vogliono limitare il più possibile i danni in vista delle cause civili nelle quali sarà definito il risarcimento danni, come disposto dal giudice Marco Billi nella sua sentenza.
Insomma, meno parti ammesse al risarcimento, meno soldi da sborsare, considerando pure che, oltre ai risarcimenti, sono già state fissate provvisionali immediatamente esecutive per oltre 8 milioni nei confronti delle parti del processo principale.
I precedenti non depongono a favore dei 12 che aspettano il verdetto per fine mese. Lo scorso 28 dicembre, infatti, l’opposizione alle archiviazioni è già stata respinta per altre 41 parti che avevano fatto opposizione alle richieste dei pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e a dire no è stato proprio il giudice Gargarella.
LA STORIA: ”8 OPERAZIONI, ECCO PERCHE’ LA MIA ASSISTITA HA DENUNCIATO TARDI”
Sono varie e tutte tristi le storie dei nuovi postulanti che asseriscono di essere stati rassicurati dagli input venuti fuori dalla ormai storica riunione della commissione. E molti hanno denunciato tardi la Cgr, a processo in corso, solo perché in precedenza non avevano potuto.
È il caso, per esempio, di Dionisia Koufolia, studentessa di 29 anni di origine greca, assistita dall’avvocato Isidoro Isidori.
“Era in via Campo di Fossa insieme al fratello, morto nei crolli mentre lei è rimasta gravemente ferita. Ricoverata d’urgenza a Ortona e poi trasferita in Grecia, ha dovuto subire 8 operazioni per ridurre le fratture alle gambe, alla schiena, al bacino”.
Facile intuire perché la sua istanza contro la Grandi rischi è stata così tardiva. “La mia assistita non ha potuto fare niente a ottobre 2009, quando ci sono state le prime denunce: era in ospedale. Sono in seguito ha spiegato perché era rimasta a casa prima della scossa: in tv e sul giornale aveva appreso che gli esperti dicevano di stare tranquilli”.
Tra 20 giorni si saprà se il giudice riterrà argomentazioni come queste sufficienti per riaprire di nuovo fascicoli che sembravano già in viaggio verso la Corte d’Appello per il secondo atto del processo.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.
Cinque le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato e si è sviluppato in oltre due anni e mezzo: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2012, la sentenza di primo grado; 18 gennaio 2013, il deposito delle motivazioni.
Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, da sempre spaventati dalle scosse sismiche, hanno invece cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile più noti anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.
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<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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