L’AQUILA – Due ricorsi, uno al prefetto dell’Aquila per superare l’impasse generata dal diniego del Csm alla nomina del giudice Giuseppe Romano Gargarella nel Comitato dei garanti che deve stabilire l’ammissibilità dei quesiti, ed uno al Difensore civico regionale per chiedere di aver accesso agli atti sulla redazione dei Sic (Siti di interesse comunitario) adottati tra il 2000 ed il 2005.
Sono le due azioni messe in campo dal comitato che chiede di indire un referendum finalizzato alla rimodulazione dei confini del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e della perimetrazione dei Sic.
I quesiti, depositati in Comune il primo di settembre, sarebbero già dovuti approdare all’attenzione del Comitato dei garanti.
“Il regolamento sulla partecipazione varato in pompa magna dal Comune è di fatto inapplicabile” tuona Luigi Faccia, presidente del comitato referendario, che spiega come non sia possibile la partecipazione del tribunale, che ha negato la presenza di un delegato del presidente.
“A questo punto – aggiunge – c’è da chiedere anche una modifica del regolamento voluto dall’assessore Fabio Pelini“.
Al difensore civico regionale, poi, si chiede l’accesso agli atti prodotti nel corso del quinquennio 2000-2005 nel quale furono stabilite le perimetrazioni dei Sic. “Vogliamo conoscere la pubblicità e la pubblicazione degli atti che la Regione ha inoltrato al ministero dell’Ambiente, che attraverso proprio decreto ha inoltrato alla Commissione europea che, è bene ricordarlo, ratifica solo una scelta che è di fatto regionale”.
Del tutto inapplicabile, poi, viene considerato il Piano d’area, che prevede investimenti milionari sul Gran Sasso.
“Perchè – spiega Faccia – come dimostra quanto avvenuto in molte altre aree d’Italia sottoposte a vincoli analoghi, si possono solo sostituire gli impianti esistenti, senza costruirne di nuovi”.
A Livigno, ad esempio, la presenza dei Sic ha comportato anni di ritardo nella realizzazione della nuova seggiovia. Con i ricorsi di Legambiente, accolti prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato, che di fatto ancora non permettono l’avvio dei lavori. “Stessa cosa che temiamo accada se dovesse farsi il collegamento con Montecristo” aggiunge Faccia.
“Ai Colli Berici, addirittura, il Parco dei Colli Euganei ha vietato di scalare alcune pareti rocciose perchè la presenza dell’uomo comprometterebbe l’habitat dei pendii. E a Lumignano il direttore del Parco ha zonizzato dove puoi scalare e dove no!”, chiosa Faccia. Marco Signori






