L’AQUILA – Ennesimo bando “lampo” e “di lusso” per la gestione dell’Ostello di Campo Imperatore, sul versante aquilano del Gran Sasso d’Italia.
Lo schema di contratto riporta discordanze ed errori, il canone richiesto sembra “eccessivo” agli addetti ai lavori, contando che ci sono soltanto 9 camere nella struttura, le quali, tra l’altro, sono ancora da arredare e di cui si dovrà occupare il futuro gestore, oltre agli oneri per energia elettrica, acqua, depurazione, imposte, tributi e alla sottoscrizione e attivazione del contratto per l’utenza elettrica di 160 chilowatt, per circa 10 mila euro.
Una situazione che ricorda, appunto, i bandi “lampo” pubblicati a giugno del 2017.
Gli stessi che avevano sollevato qualche dubbio sulla loro stesura “copia e incolla”, nei quali si chiedeva lo stesso canone di locazione per l’hotel di Campo Imperatore, per il bar ristorante e per il rifugio delle Fontari.
Gli stesso, però, poi caduti nel vuoto.
In vista della conclusione della seggiovia delle Fontari, slittata, tra l’altro dopo mille ritardi, a metà febbraio, l’Ostello dovrà essere pienamente funzionante, se si vuole affrontare, seppur in netto ritardo, un avvio della stagione turistica invernale che possa definirsi tale e per poter offrire un buon servizio a visitatori e turisti.
E intanto il web si scatena con commenti tra l’ironico e il teatrale.
A meno di 72 ore dalla pubblicazione del bando per la gestione della struttura ricettiva, sul sito del Centro turistico del Gran Sasso (Ctgs), la società partecipata del Comune dell’Aquila che gestisce gli impianti in alta quota, già si sono sollevati i primi dubbi e le prime polemiche per quanto riportato nell’avviso stesso.
A destare perplessità, in primis, la quota di 32 mila 400 euro a base d’asta, iva esclusa, ritenuta spropositata per una struttura a metà, con alcune camere ancora da arredare, secondo quanto appreso e da quanto si evince dal bando stesso, che nell’assegnazione dei punteggi è suddiviso in due: l’offerta tecnica, per la fornitura di mobilio, attrezzature e qualità di sistema organizzativo, con un massimo di 40 punti; e l’offerta economica, in aumento sulla base di gara, per un importo non inferiore a 50 euro, per i restanti 60 punti.
Come si legge nel bando, “l’affitto avrà una durata massima di 4 anni, con possibilità di rinnovo per altri 4; la proposta tecnica è relativa alla fornitura, con cessione della proprietà al Ctgs, a conclusione dell’affitto, di mobilia, arredi e attrezzature dei locali adibiti a cucina, bar-tavola calda e stanze di alloggio”.
Qui sorge il primo dubbio: se la struttura è già totalmente arredata, perché è previsto un punteggio anche per mobili e attrezzatura tecnica?
In base a quanto appreso, alcune stanze da letto sarebbero ancora da arredare e, se questo fosse confermato, potrebbe far riflettere o addirittura desistere gli interessati dal rispondere all’avviso pubblico.
Una domanda che sembrerebbe scontata, ma non è così. Sullo schema di contratto sono riportate, piano per piano, tutte le stanze e la loro funzionalità all’interno dell’Ostello e si leggono chiaramente soltanto 9 camere e quindi pochi posti letto, soprattutto per un canone così alto.
Ci potrebbero però essere altre 6 stanze: infatti, nell’elenco si legge 6 volte la dicitura “disimpegno”, locali che solitamente servono da ripostigli o da accesso ad altri locali, che però forse potrebbero essere adibiti a camere.
Questa struttura sarà quanto di più strategico e funzionale, alla luce della chiusura al pubblico dello storico albergo sul quale dovranno partire dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione.
Altra nota dolente, gli oneri a carico del gestore.
In particolare uno: l’attivazione del contratto dell’elettricità, una spesa di circa 10 mila euro, più le spese che spettano al gestore della rete.
Tra le altre spese di cui dovrà farsi carico vi sono poi: costo per le utenze, come energia elettrica, acqua, depurazione, Tares (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), imposte e tributi; costo per le utenze telefoniche, linea Adsl e canoni televisivi; quello per interventi di minuta ed ordinaria manutenzione; pulizia di sgrosso all’atto dell’assunzione del rapporto; cauzione nei sensi appresso spiegati costo per polizze assicurative.
Su quest’ultimo punto, poi, bisogna segnalare un errore sullo schema di contratto, presente tra gli allegati sul sito www.ilgransasso.it, dove la polizza a primo rischio per eventuali danni all’arredamento, agli impianti e alle attrezzature, riportata in cifre, 300 mila euro, non combacia con quella per esteso, che è di “cinquantamila”.
Una svista che confermerebbe l’ipotesi dell’estrema velocità nella stesura dell’avviso, di cui si parla da oltre un mese. Tornando al bando, la ditta aggiudicataria è obbligata a versare 6 canoni anticipati a titolo di caparra, oppure a stipulare una fideiussione bancaria o assicurativa “a prima richiesta” con idoneo garante, che la società si riserva di accettare.
In ogni caso la prima rata dovrà essere versata prima della stipula del contratto.
Tutte le spese relative alla stipulazione di un eventuale contratto, così come quelle di rinnovi o atti aggiuntivi, saranno a carico dell’affittuario, come anche l’iva sulle fatturazioni dei canoni, le imposte e tasse dirette e indirette del bar, nonché tutte le spese inerenti e riflesse.
Il Ctgs si riserva, inoltre, la facoltà di procedere all’aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida, a condizione che sia ritenuta congrua e conveniente.
Sono ammesse a partecipare aziende, in forma individuale o societaria, operanti nello specifico settore della somministrazione di alimenti e bevande al pubblico e/o dell’ospitalità presso strutture alberghiere, che abbiano realizzato, con riferimento agli esercizi 2016 e 2017, un volume di affari annuale non inferiore a 250 mila euro.
La società aggiudicataria dovrà garantire al personale dipendente del Ctgs la somministrazione di pasti, dietro corresponsione di buoni pasto emessi da società operanti a livello nazionale, o apponendo una firma su modulo appositamente predisposto del controvalore di 7 euro.
Il plico con le domande dovrà pervenire entro e non oltre le 17 del 6 febbraio 2018.
Intanto, il popolo del web insorge: “Ci prendo un Resort ai Caraibi”, scrive su Facebook un utente, “Per come è la situazione, ti dovrebbero pagare loro per andarci a lavorare”, si legge invece da un altro utente, in “linea” con la maggior parte dei commenti.
Non sono mancate, poi, alcune “frecciatine” all’amministrazione aquilana di centrodestra guidata da Pierluigi Biondi, per la scelta, seppur ancora non ufficiale, ma confermata dallo stesso sindaco ad AbruzzoWeb, di sostituire su sua richiesta il responsabile tecnico straordinario Carlo Bolino con Mauro Fattore, già assessore della Provincia dell’Aquila.
“Tranquilli, dal Brasile arrivano rassicurazioni, è tutto a posto”, scrive un altro utente, riferendosi, neanche troppo velatamente, proprio a Fattore, che non si trova attualmente in Italia.
Mauro Fattore ha voluto precisare, a seguito dell’uscita dell’articolo: “Questa per me non è una nomina politica, ma tecnica, perché Bolino si è tirato indietro e io sono stato contattato dal sindaco Biondi per prendere il suo posto. Come dipendente comunale non potevo rifiutare – ha sottolineato – Voglio chiarire la mia posizione: io sono stato mandato come figura di supporto al Ctgs. È vero che non sono in Italia, ma dal Brasile sono rimasto in strettissimo rapporto con i dipendenti del Centro turistico, ho lavorato pur stando fuori dai confini del Paese, non è vero che non stiamo facendo nulla, stiamo facendo del nostro meglio”.




