L’AQUILA – Il Consiglio dei ministri ha deliberato l’impugnativa davanti alla Corte Costituzionale della legge della Regione Abruzzo “Provvedimenti urgenti per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema della costa abruzzese”, la numero 29 del 14 ottobre 2015.

L’impugnativa, spiega il comunicato di palazzo Chigi, è stata deliberata in quanto la legge dispone il divieto delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, invadendo materie di esclusiva competenza statale.

Qualora i giudici delle leggi la riterranno incostituzionale, la legge non potrà più essere applicata, sarà, insomma, come se non fosse mai esistita e le trivelle potranno perforare la costa abruzzese.

Subito numerose le reazioni, con la sola Confindustria che esulta per bocca del presidente regionale Agostino Ballone, mentre a protestare c’è Sel con Gianni Melilla e gli ambientalisti del Forum H2o. Il Cinque stelle si aspettava la mossa del governo e indica la propria proposta come l’unica valida con Sara Marcozzi.

La legge contestata, proposta dal sottosegretario ed ex assessore all’Ambiente Mario Mazzocca (Sel) e dal consigliere Pierpaolo Pietrucci (Pd), è stata approvata lo scorso 8 ottobre dal Consiglio e pubblicata sei giorni dopo sul Bollettino ufficiale (Bura). Reintroduce il divieto esteso alle 12 miglia dalle coste delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

Nella stessa seduta del Consiglio è passata anche un’altra legge sullo stesso tema, questa volta della minoranza del consigliere Sara Marcozzi del Movimento 5 stelle, che vara una proposta di legge di iniziativa regionale alle Camere per riformare l’articolo 35 del cosiddetto decreto “Sviluppo” che chiede l’abolizione delle deroghe alle autorizzazioni di ricerca, prospezione ed estrazione entro le 12 miglia e il raddoppio delle percentuali di royalty alle compagnie petrolifere.

Sin dall’approvazione c’erano state proteste e in particolare il centrodestra aveva definito come “sicuramente incostituzionale” la legge della maggioranza.

Come ulteriore forma di tutela, il 5 novembre è passata in Consiglio l’istituzione del parco naturale regionale “Costa dei Trabocchi”, sempre per opporsi al piano per la petrolizzazione ricadente sulla costa teatina autotorizzata nel decreto “Sblocca Italia” del governo.

L’area protetta, infatti, sorgerà tra il confine Nord del Comune di San Vito Chietino (Chieti) e il confine Sud del Comune di Rocca San Giovanni (Chieti) e si estende per 6 miglia marine nel tratto di mare prospiciente i due centri del litorale frentano.

La speranza per gli ambientalisti si è riaccesa solo dopo che, a fine novembre, la Cassazione ha dichiarato “conformi a legge” i sei quesiti referendari “anti trivelle”, ovvero sulle procedure per l’estrazione di idrocarburi e sul “limite” in mare per le piattaforme petrolifere, presentati da dieci Consigli regionali, tra cui quello abruzzese, che riguardano l’abrogazione di alcune parti dell’articolo 38 dello “Sblocca Italia” (e di alcune norme collegate) e dell’articolo 35 del “decreto Sviluppo”.

Le istanze dei quesiti referendari sono state raccolte in un emendamento anche da alcuni parlamentari delle regioni insorte, tra cui l’abruzzese del Partito democratico Stefania Pezzopane, per mettere mano alle norme del cosiddetto decreto “Giubileo”, all’esame della commissione Bilancio del Senato.

LA LEGGE

La legge della Regione Abruzzo impugnata dal Consiglio dei ministri perché invade “materie di esclusiva competenza statale” vieta “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi”, come recita l’articolo 1 al comma 1, “nelle zone di mare poste entro le dodici miglia marine dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero della Regione Abruzzo”.

“Il divieto di cui al comma 1 – recita il comma 2 – si applica anche ai procedimenti autorizzatori e concessori in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, finalizzati al rilascio di titoli abilitati per l’esercizio di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Tale divieto concerne anche i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi”.

In base al comma 3, “è fatta salva l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla data di entrata in vigore della presente legge”.

L’articolo 2 stabilisce che la legge “entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo”.

LE REAZIONI

MELILLA (SEL): “GRAVE IMPUGNAZIONE, RENZI CI RIPENSI”

“Renzi sta cercando in tutti i modi di impedire ai cittadini di esprimersi sull’estrazione petrolifera in mare prevista dallo Sblocca Italia. Lo fa cercando di rivedere le sciagurate norme dello Sblocca Italia ma anche impugnando la legge della Regione Abruzzo ‘Provvedimenti urgenti per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema della costa abruzzese’. Una cosa gravissima”.

Lo afferma il deputato di Sinistra ecologia libertà Gianni Melilla, commentando l’impugnazione.

“Chi vuole salvare i mari e le coste italiane dalle norme dello Sblocca Italia sulla liberalizzazione delle trivellazioni petrolifere è un fronte ampio, ben radicato sui territori e sostenuto dalle amministrazioni locali – ricorda – Renzi modifichi la politica energetica del Paese e archivi per sempre l’inutile e pericolosa ricerca del petrolio italiano”.

CONFINDUSTRIA: “TRIVELLE REGOLARI, RIPRISTINARE IL DIRITTO”

Confindustria Abruzzo, tramite il suo presidente, Agostino Ballone, esprime soddisfazione per il provvedimento del governo che accoglie le richieste dell’organizzazione imprenditoriale evidenziando che la materia riguardante la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in maree è di esclusiva competenza statale.

Secondo Ballone, “con la legge regionale in questione, invece la Regione Abruzzo era andata a violare gli articoli 3,5,97,117, terzo comma, e 118 della Costituzione. Confindustria Abruzzo era già intervenuta ripetutamente sulla materia – ricorda – evidenziando come la legge fosse quanto mai inopportuna innanzitutto per motivi di incostituzionalità, esponendo la Regione al richiamo del governo con effetti certamente non positivi in termini di immagine”.

“Cosa tanto più grave in ragione del fatto che la legge oggetto di impugnativa, in realtà era stata votata dal Consiglio regionale allo scopo di ostacolare una attività imprenditoriale già avviata in ossequio a tutte le leggi e le norme in vigore – fa presente – Ciò, evidentemente, aveva determinato anche un grave vulnus in termini di certezza del diritto e delle regole in quanto si voleva vietare una legittima attività imprenditoriale”.

“Con la delibera odierna il Consiglio dei ministri pone all’attenzione della Corte Costituzionale una violazione del diritto affinché con esso possano essere ripristinati anche il rispetto e la certezza delle regole proprie di una società civile”.

MARCOZZI: “ERA SCRITTO, L’UNICA VIA LA LEGGE M5S”

“La legge Pietrucci Mazzocca, che reintroduce il divieto esteso alle 12 miglia per ricerca e coltivazione di idrocarburi, viene impugnata dal Governo e non passa perché è incostituzionale! Lo avevamo detto fino a perdere il fiato, questa legge è stata l’ennesimo palliativo mediatico e oggi il Consiglio dei Ministri presenta il conto”.

Lo scrive in una nota il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Sara Marcozzi, che ha promosso l’altra legge regionale, quella approvata, che propone una legge nazionale alle Camere.

Il Cinque stelle ricorda che “nei lunghi mesi della lotta contro Ombrina ha sempre sostenuto che le leggi proposte dalla maggioranza e il referendum sono stati solo una possibilità per lavarsi le coscienze, di certo non la possibilità per scongiurare finalmente le trivellazioni in Adriatico”.

 “L’unica strada è quella della legge di iniziativa regionale alle Camere presentata dal M5s e approvata dal Consiglio regionale – prosegue la Marcozzi – che va a modificare e abrogare parzialmente l’articolo 35 del Decreto Sviluppo”.

“Abbiamo a che fare con un governo centrale che sta in tutti i modi dimostrando il totale disinteresse per la nostra Regione e per uno sviluppo sostenibile – sbotta poi la grillina – Governo ampiamente appoggiato dai parlamentari abruzzesi di ogni schieramento, M5s escluso, che hanno votato a favore dello Sblocca Italia e che oggi firmano per i referendum no-triv”.

“Tutti i consiglieri regionali devono, oggi più che mai, costringere i deputati e senatori dei loro partiti a far calendarizzare la nostra legge in Parlamento e a votarne l’approvazione – conclude – Ombrina deve essere bloccata dai parlamentari a Roma. Lo sappiamo noi, lo sa il Pd, Sel e anche la Corte Costituzionale”.

FORUM H2O, “IN GIORNO COP21 ALTRI FAVORI A PETROLIERI”

“Nel giorno della Cop21 il governo italiano non fa altro che fare favori ai petrolieri. La lotta ai cambiamenti climatici Renzi la fa promuovendo le fonti fossili che stanno uccidendo il pianeta”.

Così Augusto De Sanctis, del Forum dei movimenti per l’acqua, commenta l’impugnativa del Consiglio dei ministri della legge della Regione Abruzzo per la tutela della costa e “l’approvazione definitiva del progetto Vega B, nel canale di Sicilia”.

“Oggi – spiega infatti l’ambientalista – è successa un’altra cosa molto grave. In Italia, oltre a Ombrina Mare, entro le 12 miglia, c’è un altro grosso progetto: si tratta del Vega B, nel canale di Sicilia, che è stato approvato definitivamente”.