L’AQUILA – “La responsabilità di quello che l’ultima inchiesta sta facendo emergere, è anche di chi a Roma, al governo, non ha fissato le regole efficaci per la ricostruzione privata: le commesse vengono vendute perché ci sono ditte e professionisti che si sono accaparrate troppi lavori”.
Lo afferma il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commentando dell’inchiesta “Dirty job” coordinata dalla direzione distrettuale antimafia dell’Abruzzo che ha portato all’arresto di sette imprenditori con l’accusa di contiguità al clan dei Casalesi per massimizzare i profitti nei milionari appalti della ricostruzione privata.
“È giusto infatti che ci sia un rapporto privatistico negli appalti della ricostruzione – prosegue Cialente – con i cittadini che scelgono la ditta che ricostruisce casa loro. Ma occorre garantire la trasparenza, l’interesse a ricostruire presto e bene, la vigilanza sui subappalti, sulla sicurezza e i lavoratori impiegati nei cantieri. Perché quelli che si usano sono soldi pubblici. Queste cose le ho dette e ridette al governo, è stato motivo di durissimi scontri, di quelle che sono state chiamate le ‘cialentate’”.
“La white list non mi ha mai soddisfatto. Il problema principale sono le aziende e gli studi professionali che prendono troppe commesse e poi ricorrono anche in maniera illecita ai subappalti. Se hai 300 milioni di lavori devi dimostrarmi che sei in grado di completarli nei tempi e modi ottimali, che hai i mezzi per farlo. Sono le stesse ditte che sperano che la ricostruzione duri il più possibile, ben oltre il cronoprogramma che ci siamo dati e che vogliamo fare di tutto per far rispettare”, conclude.






