L’AQUILA – “La scienza sta entrando con prepotenza all’interno dei processi perché i fatti all’attenzione dei giudici diventano in molti casi fatti di rilevanza tecnico-scientifica”.
Così Giovanni Canzio, primo presidente emerito della Corte di Cassazione, a margine del convegno che si è svolto all’Aquila presso il Gran Sasso Science Institute, “Scienza e giustizia”.
“Più i fatti sono rilevanti più sono investiti da questo irrompere della scienza nel processo – ha continuato l’ex presidente della Corte d’appello dell’Aquila – Basti pensare al terremoto dell’Aquila e al crollo del ponte di Genova. Anche altri processi nei quali occorre ricorrere alla scienza per ottenere risposte. Ci si rivolge alla scienza per cercare di ottenete risposte più oggettive possibili che nascono proprio dalla complessità delle vicende. Comunque dipende dal tipo di complessità del processo, soprattutto quello penale, ma anche i processi civili sono attenzionati dalla scienza”.
Per il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, “la giustizia è una aspirazione, i giudici usano il diritto e le regole, ma oggi c’è confronto tra poteri e competenze diverse, la nostra esperienza di magistratura è quella di giudici che spesso hanno bisogno dell’apporto scientifico e si devono affidare a periti terzi. Le nostre decisioni entrano nella libertà personale, nella famiglia, nella vita, sono delicatissime. Le sentenze che scriviamo sono pietre e possono fare male e quando dobbiamo affidarci agli altri diventa un dramma. Ci affidiamo pertanto alla comunità scientifica e questo per noi è una garanzia, anche se il giudice deve mantenere il controllo del sapere scientifico che entra nei processi”.





