CHIETI – Sindaci, componenti del Cal (Consiglio delle autonomie locali), consiglieri regionali e parlamentari intorno a un tavolo, questa mattina nella sede della Provincia di Chieti, per formulare una proposta unica in tema di riordino delle province abruzzesi.

L’incontro è stato voluto dal presidente dell’ente, Enrico Di Giuseppantonio e, tra le diversità di vedute, ha visto alcuni punti fermi: tutti concordano sul fatto che Chieti debba mantenere lo status di capoluogo di provincia, e a nessuno piace l’ipotesi di una unificazione di Chieti, Pescara e Teramo lanciata dal fronte pescarese.

Fatti salvi questi due principi, le opinioni si sono diversificate, sebbene il filo conduttore sembra essere quello del partire dal fatto che Chieti ha tutti i requisiti richiesti dalla legge per rimanere da sola, ipotizzando, dunque, la possibilità di proporre la costituzione di tre diverse Province abruzzesi: Chieti, appunto, L’Aquila e poi, Pescara e Teramo insieme.

Ciononostante, sebbene Chieti potrebbe chiedere semplicemente di rimanere così com’è, dal colle si nota un’apertura. In tanti hanno ipotizzato la possibilità di aprire al Pescarese, fatto salvo il ruolo di capoluogo per Chieti, sul quale si insiste per ragioni di tipo economico, perché la presenza degli uffici in città costituisce linfa vitale per il circuito economico cittadino.

Perché, dunque, non provare a negoziare con i colleghi pescaresi una ipotesi del genere, sempre partendo dal punto di forza che la Provincia teatina ha tutti i requisiti per restare tale, mentre quella pescarese no.

La richiesta è stata avanzata sia dal senatore Giovanni Legnini (Partito democratico) sia dal sindaco di Francavilla Antonio Luciani (Pd) e ha trovato accoglimento anche da parte del senatore Fabrizio Di Stefano (Popolo delle libertà), del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio (Pdl), e del presidente Di Giuseppantonio (Unione di centro) che all’inizio si erano detti favorevoli all’ipotesi di un Abruzzo diviso in tre.

La discussione ha poi toccato il tema, “ineludibile” secondo Legnini, del rapporto tra le due città capoluogo Chieti e Pescara separate solo da pochi chilometri di asse attrezzato.

Per Di Primio i capoluoghi possono anche restare due, perché quello che conta è il sistema dei servizi. 

Per il consigliere regionale Emilio Nasuti occorre “immaginare un futuro diverso” e fare un salto culturale: “È ancora praticabile l’idea di avere nel raggio di pochi chilometri tutto e nel resto del territorio nulla?” ha chiesto il consigliere pensando soprattutto al depauperamento delle zone interne.

La sua proposta è stata quella di far rimanere in Abruzzo una sola Provincia, purché i servizi siano spalmati con equilibrio su tutto il territorio.

Per il consigliere regionale Giuseppe Tagliente, gli “squilibri tra due città capoluogo a distanza troppo ravvicinata possono essere risolti solo con il “perorare la nascita di una città metropolitana Chieti-Pescara”.

A tirare le fila della discussione, con le diverse posizioni in campo, sono stati alla fine Di Stefano e Di Giuseppantonio, per i quali, pur partendo dal presupposto che è lo stesso decreto ministeriale a salvare l’autonomia della Provincia teatina, si può comunque provare a dialogare con la vicina Pescara, nell’ottica di una futura provincia unica.

Chieti terrebbe per sé, però, lo status di capoluogo che d’altronde le è stato assegnato dall’alto, e, dunque, manterrebbe gli uffici pubblici, fatto su cui si gioca l’intera partita.

C’è, infine, da annotare che alla riunione non ha partecipato il senatore dell’Italia dei valori Alfonso Mascitelli che ha fatto sapere di giudicare l’incontro “tardivo” e, in sostanza, inutile.