L’AQUILA – Un terremoto giudiziario investe i vertici del Garante per la Privacy: un’ indagine della Procura di Roma vede indagati il presidente dell’autorità, Pasquale Stanzione e l’intero Collegio composto da Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, quest’ultimo poi dimessosi. Le accuse sono pesanti: corruzione e peculato.
Al centro dell’indagine presunte “spese pazze” compiute dal board ed episodi di corruzione legati a sanzioni opache comminate negli ultimi due anni ma anche una procedura contro la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila chiusa con un ammonimento; un’altra, gemella, nei confronti della Asl 3 Napoli, terminata con una sanzione da 30.000 euro.
Il procedimento, avviato nei mesi scorsi dopo una serie di servizi mandati in onda da Report, giovedì mattina ha vissuto di una improvvisa accelerazione con le perquisizioni della Guardia di Finanza che ha proceduto all’acquisizione di documenti oltre ai telefoni e pc degli indagati.
L’attività istruttoria, coordinata dall’aggiunto Giuseppe De Falco, rappresenta lo snodo giudiziario allo scontro in atto da mesi tra la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci e l’Autorità.
Con l’acquisizione di atti gli inquirenti sono in cerca di ulteriori tasselli per l’impianto accusatorio che si basa anche sul racconto di alcuni testimoni tra cui l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimessosi due mesi fa dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della “talpa” che ha fornito a Report elementi per le sue inchieste.
”In seguito ai nostri servizi, la Procura ha aperto un’indagine”, aggiunge Sigfrido Ranucci.
Il pubblico ministero Chiara Capoluongo, dunque, sta indagando anche sulla procedura che ha riguardato la Asl aquilana: il 3 maggio 2023,
l’azienda sanitaria del capoluogo di regione viene colpita da un attacco hacker, tecnicamente un “data breach di non poco rilievo”, annota il
magistrato. Le conseguenze sono gravi: vengono trafugati i dati personali di 10.631 soggetti, una platea vasta che comprende pazienti, dipendenti e consulenti. Di norma, violazioni di questa portata innescano reazioni rigorose da parte di chi è chiamato a vigilare sulla custodia delle nostre identità digitali.
Eppure, in questo caso, l’iter si conclude in modo di fatto indolore. Nel fascicolo il Garante rileva una serie di errori dall’azienda sanitaria, allora diretta da Ferdinando Romano, tanto nella protezione delle informazioni sensibili che nella gestione successiva al furto. Tutto avrebbe lasciato presagire l’adozione di una sanzione pecuniaria, ma alla fine l’authority si limita al cartellino giallo.
Una procedura definita nel decreto di perquisizione come “sostanzialmente analoga nei presupposti”, quella a carico della Asl Napoli 3, che però ha avuto un esito opposto: una sanzione “rilevante” di 30.000 euro. È in questa frattura, tra la severità riservata alla Campania e la clemenza mostrata verso l’Abruzzo, che si inseriscono i dubbi della Procura.
Gli inquirenti ipotizzano che la disparità di trattamento non sia casuale, ma trovi spiegazione nei rapporti professionali intercorsi tra l’ente
controllato e figure riconducibili all’ente controllore.
La Asl 1, infatti, per la propria tutela legale e per attività di assisteza, si è affidata allo studio specializzato E-lex. E lo studio in questione è stato fondato da Scorza, attuale componente del collegio del Garante e tra gli indagati in questa inchiesta. A rendere il quadro meritevole di “approfondimenti investigativi”, secondo i magistrati, c’è un ulteriore dettaglio cruciale: all’interno dello stesso studio presta servizio, con il ruolo di “salary partner”, la moglie di Scorza.
Il decreto della procura si sofferma su questo incrocio, sottolineando come “non può passare inosservata la circostanza per cui allo studio E-lex sia stato conferito dalla Asl Avezzano Sulmona L’Aquila un mandato a titolo difensivo/collaborativo di rilevante importo”, retribuito con 46.945,60 euro nel 2023 e un importo identico nel 2024.
L’ipotesi al vaglio è che il mandato legale conferito allo studio del fondatore-indagato possa aver influito sulla valutazione finale del Garante,
trasformando una potenziale multa in un richiamo formale, in un meccanismo di do ut des che avrebbe inquinato la funzione pubblica.
La procura ha ordinato alla guardia di finanza di sequestrare “tutta la documentazione relativa alle istruttorie che abbiano interessato la
Asl”. L’obiettivo è ripercorrere passo dopo passo l’iter amministrativo, analizzando verbali e comunicazioni “al fine di verificare l’esistenza di
irregolarità che siano tali da integrare fattispecie di reato”.
“Ho consegnato le mie dimissioni irrevocabili nelle mani del presidente, Pasquale Stanzione”, ha poi annunciato in un lungo video sui suoi profili social Scorza. “È la scelta più dolorosa della mia vita, ma è necessaria. Non ho responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse”, ma l’Autorità ha bisogno di “autorevolezza non solo effettiva, ma anche percepita”.
“Lascio un incarico che avevo sempre sognato, da quanto trent’anni fa incontrai per la prima volta Stefano Rodotà. E lo lascio proprio per rispetto di quel sogno”. Ma poi ha aggiunto: “Considero giuste, utili e democraticamente preziose sia l’inchiesta giornalistica che quella giudiziaria che hanno interessato il Garante e ne resto convinto. E, però non credo che in un sistema democratico sano, solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un’Autorità indipendente chiamata a promuovere e proteggere un diritto fondamentale, pietra angolare della nostra democrazia. E la responsabilità non credo sia né dei giornalisti che fanno le inchieste, né tantomeno dei giudici che fanno il loro lavoro”, ma “è nostra, delle persone, dell’opinione pubblica, della società, di una parte dei media – non quelli che fanno le inchieste ma quelli che le raccontano in maniera acritica e sensazionalistica a caccia di lettori e visualizzazioni -, degli algoritmi dei social network che amplificano i messaggi più radicali e sacrificano l’audience di quelli più pacati e ponderati e, di una parte della politica, quella con la ‘p’ minuscola, più a caccia di facile visibilità e consenso che di riflessioni e idee per migliorare la vita delle persone e le condizioni del Paese”.
Per quanto riguarda l’accusa di corruzione nel decreto di perquisizione si fa riferimento alla vicenda Ita Airways. Gli indagati avrebbero ricevuto tessere “Volare Executive”, del valore di 6 mila euro ciascuna, come presunta utilità in cambio della mancata sanzione alla società.
In particolare i pm scrivono che i quattro indagati “omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways (nella quale – si legge – per altro il responsabile della protezione dei dati era, per gli anni 2022 e 2023, un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza e del quale è tutt’ora partner la moglie di questi), a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni, ricevevano come utilità le tessere”.
Sulla gestione dei fondi i magistrati di Roma contestano agli indagati di esserseli “appropriati attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato”.
Agli atti sono citati l’acquisto di carne, circa sei mila euro in tre anni, o sedute dal parrucchiere. Gli inquirenti hanno evidenziato un “significativo aumento” nei costi di rappresentanza e gestione che nel 2024 ha raggiunto i 400 mila euro. Soldi impiegati anche per viaggi, soggiorni in alberghi a cinque stelle’, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere “fitness e cura della persona”.
Nel decreto vengono citate anche le missioni all’estero. “In particolare quella del G7 di Tokyo (2023), il cui costo ufficialmente comunicato sarebbe stato di 34.000 euro, ma che, secondo fonti interne e documentazione informale, avrebbe superato gli 80.000 euro, di cui 40.000 destinati ai soli voli”.
Altro capitolo riguarda l’utilizzo dell’auto di servizio. In questo segmento di indagine i pm tirano in ballo Ghiglia che avrebbe utilizzo la Citroen aziendale per “recarsi presso la sede di un partito politico per finalità estranee al mandato”.
Tra gli episodi elencati anche la procedura sulla “sanzione irrogata nei confronti della società Meta in relazione all’immissione in commercio dei smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della Privacy, tanto dei detentori quanto dei terzi”, si legge nel decreto.
Immediate le reazioni a livello politico con le opposizioni, in particolare Avs e +Europa, che chiedono le dimissioni del Collegio. E Sandro Ruotolo della segreteria del Partito Democratico, responsabile Informazione si chiede: “Cos’altro dobbiamo aspettare per le dimissioni dei membri del collegio del Garante per la protezione dei dati personali?”.





