PESCARA – Arriva in Abruzzo l’eco dell’incredibile funerale di Vittorio Casamonica, boss dell’omonimo e famigerato clan, celebrato ieri a Roma nella chiesa Don Bosco, con tanto di feretro trasportato da una carrozza antica trainata da sei cavalli neri, e poi da una Rolls-Royce, la banda musicale che intona la colonna sonora del Padrino di Francis Ford Coppola, un elicottero che ha lanciato petali petali rossi sulla folla di presenti.
Il clan dei Casamonica è composto infatti da famiglie sinti, etnia nomade ormai presente da decenni in Italia, originaria di Pescara.
Nomadi che negli anni settanta si sono trasferiti nella capitale, nelle periferie sudest, dove hanno iniziato a specializzarsi nelle estorsioni, il traffico di droga, il racket, l’usura, le scommesse sportive, furti, rapine e gioco d’azzardo.
E sono oggi coinvolti nell’inchiesta su Mafia capitale.
Seppure Pescara e l’Abruzzo non rientrano direttamente nell’ambito di azione dei Casamonica, la potentissima famiglia mantiene rapporti con Pescara, attraverso una serie di matrimoni tra gli uomini del clan e le donne rom del capoluogo adriatico, primo tra tutti quello degli Spinelli, anch’essi protagonisti negli anni della cronaca nera e giudiziaria.
Parentele anche con la famiglia dei Ciarelli, a cui appartiene Massimo Ciarelli, che sta scontando una pena a 30 anni reclusione, per l’omicidio del tifoso biancazzurro Domenico Rigante, l’ultrà pescarese ucciso con un colpo di pistola nel maggio 2012 a Pescara.
I Casamonica raccontano le inchieste degli ultimi trent’anno hanno fatto il santo di qualità ad inizio anni ‘90 con il mercato degli stupefacenti, grazie all’alleanza stretta alleano con i clan dei Castelli, con alcuni affiliati alla ‘Ndrangheta dei Piromalli e Molè, con uomini della Banda della Magliana.
Il capo dei capi dei Casamonica a coronamento di questa sfolgorante carriera criminale, ha ricevuto ieri un funerale dallo sfarzo mai visto, nella stessa chiesa che venne negata per i funerali di Pergiorgio Welby, militante del Partito Radicale, deceduto grazie all’aiuto di sanitari che diedero seguito alla sua volontà di porre fine alla sua lunga agonia.





