L’AQUILA – “Abbattere il digital divide è la premessa anche per rendere pienamente operativo il Fascicolo sanitario elettronico, e i cittadini una volta ben informati sulle modalità di accesso, sul cosa contiene e perché e sulla tutela della privacy, mostrano grande consenso ed entusiasmo, consapevoli che esso può far dire addio ai faldoni di documenti cartacei”.
Questa la testimonianza del 28enne aquilano Samuele Fulvi, uno dei cinquanta facilitatori digitali che curano il front office dell’iniziativa di dell’ente regionale Abruzzo progetti, “Rete dei Servizi di Facilitazione Digitale” con l’obiettivo di ridurre il divario digitale e rafforzare le competenze digitali dei cittadini. L’iniziativa offre supporto e formazione gratuita ai cittadini per l’utilizzo dei principali servizi digitali pubblici come Spid, pagoPA, Pec e identità digitale, e appunto sul Fascicolo Sanitario Elettronico, la piattaforma digitale che raccoglie in modo sicuro ordinato tutta la documentazione clinica di un paziente, costantemente aggiornata e consente ai medici, previo consenso del cittadino, di accedervi in qualsiasi momento.
Fulvi della materia se ne è occupato assiduamente, avendo operato per mesi nello sportello dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, con conseguente preminenza di richieste di aiuto in ambito di pratiche sanitarie, mentre ora è in servizio nello sportello dell’Ufficio anagrafe del Comune dell’Aquila in via Roma.
“Per prima cosa è stata nostra cura spiegare sinteticamente a cosa serve il Fascicolo sanitario elettronico, a utenti di tutte le età, molti gli anziani, un ‘cassetto’ al suo interno confluiscono più di venti tipologie di documenti fra referti di laboratorio e di radiologia, lettere di dimissioni, verbali di pronto soccorso, dati vaccinali e altro ancora, tutti quanti riuniti in un unico ecosistema digitale quindi una sorta di archivio sempre aggiornato con tutto ciò che riguarda la salute di una persona. E tutti concordano che è una grande comodità, e può anche salvare la vita, perché permette al al medico, al personale sanitario, di calibrare al meglio le terapie“.
Premesso questo, Fulvi ha dato supporto agli utenti in particolare per accedere al Fascicolo per il quale è necessario effettuare l’autenticazione tramite identità digitale, utilizzando lo Spid, la Carta d’Identità Elettronica (Cie) o o la tessera sanitaria-Carta Nazionale dei Servizi (Cns).
“L’utilizzo dello Spid, del Cie e del Cns, è uno dei servizi principali di supporto che offriamo, in generale, e in particolare anche per il fascicolo sanitario elettronico. La premessa di tutto è infatti l’identità digitale, per poter fruire dei servizi on line e dematerializzati. Alla fine, comunque, superato il primo impatto, le persone che si rivolgono a noi riescono a superare le difficoltà, ovvero il loro digital divide”.
Anche Fulvi ritiene che “implementare l’uso di massa del Fse nel più breve tempo possibile è una sfida che l’Abruzzo deve vincere, tenuto conto che dai dati attuali diramati dal Ministero si riscontra ancora un certo ritardo, rispetto ad altre regioni”.
C’è poi il nodo, per la piena operatività del fascicolo sanitario elettronico, rappresentato dal consenso del cittadino, in base alla normativa della privacy, ancora lontano dal target, anche in Abruzzo. Eppure c’è la possibilità all’interno del fascicolo di andare in ogni caso ad oscurare quei documenti e quelle prestazioni che non si intende condividere con i sanitari. E va tenuto conto che l’accesso anche per gli operatori sanitari avviene attraverso un’identificazione personale e un tracciamento, e nessun altro può accedere a questo sistema.
“Confermo che più di un utente ci ha chiesto informazioni in materia – osserva Fulvi -, mostrando legittime preoccupazioni per quanto riguarda la riservatezza e la privacy, e abbiamo spiegato che sono timori immotivati, visto la sicurezza dello strumento. E soprattutto che senza il consenso consenso resta un archivio digitale depotenziato, che non consente al personale sanitario di accedere a tutte le informazioni fondamentali per calibrare al meglio le terapie, in particolare in casi di emergenza, dove il fattore tempo è decisivo. Inoltre l’accesso da parte del personale medico è rigorosamente limitato al bisogno di cure, e tutto è tracciato”.





