L’AQUILA – “Viviamo già nell’era digitale, e l’innovazione rappresentata dal Fascicolo sanitario elettronico garantirà un balzo in avanti straordinario per la qualità e tempestività delle cure, senza davvero alcuna controindicazione, nemmeno per quello che riguarda la privacy medica, visto che tutto è stato studiato e predisposto per garantirla”

Parola di Gian Luca Primomo, primario di pneumologia dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, interpellato da questa testata in merito al Fascicolo sanitario elettronico (Fse), la piattaforma digitale che raccoglie in modo sicuro ordinato tutta la documentazione clinica di un paziente, costantemente aggiornata e consente ai medici, previo consenso del cittadino, di accedervi in qualsiasi momento. 

Una priorità per il governo, e per arrivare nel più breve tempo possibile alla sua attivazione ed entrata a regime con il decreto 8 agosto 2022,  sono stati ripartiti, a valere sui fondi Pnrr  Missione 6, quella della Sanità, ben 610.390.000 euro. Di questi all’Abruzzo sono spettati 15.893.703 euro, di cui 7.743.145 euro da destinare alle attività di adeguamento tecnologico degli applicativi regionali e 8.150.558 euro  per il potenziamento delle competenze digitali dei professionisti sanitari regionali sul FSE 2.0.

La Regione Abruzzo ha poi destinato a ciascuna delle quattro Asl 1.935.786 euro per l’adeguamento tecnologico e di 2.037.639 euro e per la formazione ai professionisti sanitari.

Il fascicolo sanitario elettronico a breve sarà pienamente operativo anche nel reparto del dottor Primomo.

“In base alla mia esperienza, posso dire che sarà uno strumento fondamentale in particolare per quei pazienti  che arrivano per un’urgenza, in una situazione in cui non ci sono nemmeno familiari da contattare, mentre per noi medici è decisivo avere immediatamente a disposizione tutta la documentazione per eseguire magari una manovra d’urgenza o per utilizzare un determinato farmaco, al quale potenzialmente il paziente è allergico, con il rischio di shock anafilattico”.

Non solo, “dopo la dimissione dal mio reparto, il  medico di medicina generale del paziente all’istante potrà accedere alla lettera di dimissione, con i farmaci e le visite specialistiche prescritte, a tutte le indicazioni utili al prosieguo delle cure”.

Il Fse consentirà insomma di uscire dal regime incerto della documentazione cartacea, perché assicura il primario, “capita spesso che i pazienti quando vengono a fare le visite ambulatoriali non portino un documento, non portino un’immagine di una tac,  l’esito di un esame del sangue. Con il fascicolo sanitario elettronico questo problema viene risolto”.

Primomo rivela poi che “anni fa ho lavorato nelle Marche, ad Ascoli Piceno, è li si utilizza​va un software di condivisione di documentazione clinica, che potremmo definire un antenato di Fascicolo sanitario elettronico, che si è rivelato molto prezioso, in particolare per lo scambio di informazioni con i medici di medicina generale, nel caso ad esempio di pazienti in una condizione di insufficienza respiratoria o in stato di incoscienza”.

I documenti che automaticamente per legge vengono inseriti nel  fascicolo sanitario elettronico sono i referti di laboratorio, di radiologia, di anatomia patologica, di specialistica ambulatoriale, le lettere di dimissione ospedaliera e i certificati vaccinali. Sul fascicolo sanitario è presente poi il dossier farmaceutico degli assistiti sia per quanto riguarda le prescrizioni farmaceutiche che per quanto riguarda le prestazioni cioè tutti i farmaci che vengono erogati e c’è il tracciamento della farmacia e della tipologia di farmaco.

Tema centrale per la piena operatività del fascicolo sanitario elettronico è però quello del consenso del cittadino, in base alla normativa della privacy, ancora lontano dal target, anche in Abruzzo. Eppure c’è la possibilità all’interno del  fascicolo di andare in ogni caso ad oscurare quei documenti e quelle prestazioni che non si intende condividere con i sanitari. E va tenuto conto che l’accesso anche per gli operatori sanitari avviene attraverso un’identificazione personale e un tracciamento,  e nessun altro può accedere a questo sistema.

“Credo che occorra far comprendere che non c’è il rischio di compromettere la privacy, le persone pensano che le proprie notizie possano essere da chiunque lette, ma in realtà chi va a vedere la documentazione sono i sanitari a tutela della salute, per curare, e per nessun’altra ragione, in caso di incoscienza del paziente e di urgenza noi possiamo prescindere dal consenso, ma in ogni caso tutto tracciato ed è visibile, ripeto, solo dai sanitari e in caso di motivata necessità”.

Del resto, osserva Primomo, “viviamo già nell’era digitale, i miei pazienti spesso mi fanno vedere dei referti sul cellulare, me li inviano su whatsapp o via mail, ormai avere qualcosa di fruibile on line e dematerializzata è la normalità, e credo che sia immotivata la ritrosia a concedere il consenso al normale utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico”.

A regime il Fascicolo sanitario elettronico avrà anche una interoperabilità tra regioni e anche questo aspetto è per Primomo un traguardo storico.

“Ormai ci si muove molto più facilmente, le distanze si sono ridotte. Non è certo usuale portarsi però la documentazione medica cartacea in vacanza, e dunque in caso di malori e ricoveri di urgenza per noi medici è fondamentale conoscere in tempo reale, quale che sia la regione e sistema sanitario di provenienza di un paziente, la sua storia clinica. Grazie appunto ad un Fse in rete a livello nazionale, e spero a breve anche a livello europeo questo sarà finalmente possibile, e significherà poter salvare più vite umane”. f.t.