PESCARA – In Abruzzo vivono in territori a forte rischio frana 75.911 persone, in particolare a Celano, Lanciano e Teramo. Mentre altre 80.173 persone, in buona parte nei comuni di Pescara, Montesilvano e Pineto, riseidono in territori dove possono verificarsi pericolose alluvioni.
Dove gli abruzzesi vivono, più dei posti in giunta, e ai vertici degli enti e agenzie, si auspica sia in cima ai pensieri del nuovi consiglieri regionali. Del dove esattamente se ne puo’ del resto avere contezza con una manciata di click sulla “Mappa dei rischi dei comuni italiani”, importante lavoro di geolocalizzazione di tutti i pericoli a cui sono esposti gli oltre 8 mila comuni del Paese, conpresi i 305 abruzzesi. Rischi come le frane, le alluvioni, ovviamente la sismicità, ma anche le criticita’ sociali, economiche, ambientali e demografiche.
Mappa resa possibile dall’ora dismesso Dipartimento della presidenza del Consiglio dei Ministri “Casa Italia”, istituito dal governo di Paolo Gentiloni, realizzata integrando le informazioni provenienti dalle banche dati di diversi enti, come Istat, Ingv, Ispra, Protezione Civile, Agenzia per la coesione territoriale, Ministeri dei Beni culturali e dell’Ambiente.
Anche grazie a questa mappa si può valutare infatti, per quanto riguarda il rischio frane e rischio alluvioni, i territori dove concentrare le risorse in via prioritaria, e non magari come troppo spesso avviene, lì dove l’abilità di questo o quel politico regionale, riesce a convogliare le risorse, previlegiando il suo orticello elettorale.
Si scopre consultando la mappa, che per quanto riguarda il rischio frana “elevato” e molto elevato”, definito come un fenomeno caratterizzato da “crolli, colate rapide di fango e detrito, caratterizzati da velocità e distruttività elevata, con gravi conseguenze in termini di perdita di vite umane”, il comune abruzzese primo nella poca invidiabile classifica è quello di Teramo, con il 34,2 per cento del territorio interessato, su cui vivono 1.800 persone.
Se si prende però in considerazione la popolazione residente primo è il comune di Celano, in provincia dell’Aquila, con 21,9% del territorio, dove vivono però 6.569 persone
Scorrendo la classifica, in base al parametro territoriale, secondo dopo Teramo è il comune di Atessa, con il 29,9% di territorio a rischio, e una popolazione residente interessata pari a 780 persone.
Terzo è il comune di Penne, con il 26,4% di territorio, e 2.014 persone.
A seguire il citato Celano, e poi Lanciano (14,4% del territorio e 2.049 persone), Aielli (12,3% – 298), L’Aquila, (10,3% – 130), Avezzano (10,1% – 1.576), Chieti, (10,1%- 744), Vasto (8,2%- 1.180), Torino di Sangro (7,4% – 662), Pineto (7% – 226), Luco dei Marsi (6,5%-1.190).
Il rischio alluvione, ovvero “allagamento temporaneo provocata da fiumi, torrenti, canali, laghi e, per le zone costiere, dal mare”, interessa innanzitutto il comune di Pescara, nell’8% del suo territorio, dove sono residenti ben 62.495 persone, a seguire Montesilvano, con il 5% del territorio e 23.945 persone, Pineto, 7.876 persone, Silvi 2.349, Città Sant’Angelo, 2.267, Martinsicuro, 1.972, e L’Aquila, 1.628 persone.
Questo non significa ovviamente che gli altri comuni siano esenti da rischio frana e alluvioni, che interessa anzi la loro totalità.
Per quanto riguarda le frane in Abruzzo sono infatti a rischio “elevato e molto elevato”, 1.678,2 chilometri quadrati, pari al 15,5% contro una media italiana del 8,4%, 75.911 persone, 35.585 edifici e 4.572 siti produttivi
Il rischio alluvione riguarda invece 149 chilometri quadrati, l’1,4% della superficie complessiva, un dato in questo caso decisamente al di sotto della media italiana, ma trattandosi di aree densamente urbanizzate in pericolo sono 80.173 persone, 34.905 edifici e 11.501 imprese.
Ovviamente la prevenzione, la messa insicurezza idrogeologica del territorio diventa davanti a questi numeri, una priorità. E dopo decenni di colpevole disinteresse, pian piano lo sta diventando.
Il Masterplan per il Sud varato dal governo di Matteo Renzi, ha fatto arrivare in Abruzzo, solo per questa finalità, 53 milioni di euro, per finanziare oltre 200 interventi. Ma di questi denari, ad ottobre 2018 ne erano stati sbloccati solo 20 milioni, e a ritardare l’apertura dei cantieri è come al solito la micidiale a farraginosa burocrazia.
Andrebbero poi adottati i Piani di Emergenza comunali ma, come già riferito da Abruzzoweb, alla fine del 2017, solo i Comuni dell’Aquila, Montesilvano e Torricella Peligna li hanno approvati. Due Comuni, Casalbordino e Torano Nuova, avevano aggiornato i propri piani senza recepire le Nuove Linee Guida, mentre 80 Comuni avevano il Piano in fase di aggiornamento. Tutti gli altri, ben 220 Comuni non avevano ancora aggiornato il Piano rispetto ai nuovi dettami normativi. Fra questi, ci sono i tre Capoluoghi di Provincia: Pescara, Teramo e Chieti.
Il Piano di Emergenza definisce le principali azioni da svolgere e i soggetti da coinvolgere al verificarsi di un evento emergenziale, riportando il flusso delle informazioni che deve essere garantito tra i soggetti istituzionali (in particolare sindaco, prefetto, presidenti di Provincia e Regione) e tra il Comune e i soggetti operanti sul territorio che concorrono alla gestione dell’emergenza, nonché le azioni che concorrono a garantire la tempestiva comunicazione e informazione della popolazione.






