PARIGI – Emmanuel Macron, con oltre il 28% dei voti, ha vinto il primo turno delle presidenziali con oltre 4 punti in più rispetto al 2017. Anche Marine Le Pen è andata anche meglio, con il 24% dei voti, rispetto al primo turno di 5 anni fa. Terzo arriva Jean-Luc Mélenchon de La France Insoumise, con il 20,2%.
Macron e Le Pen arriveranno al ballottaggio delle presidenziali previsto per il 24 di aprile.
Crescente diffidenza dei francesi nei confronti della classe politica, campagna elettorale poco stimolante, spaccatura del panorama politico, sentimento diffuso di impotenza.
Secondo Bfmtv, sono queste le lezioni e a tempo stesso le cause dell’alto livello di astensionismo registrato al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia.
Secondo proiezioni e dati concordanti degli istituti di sondaggi, oggi più di un francese su quattro non è andato alle urne, facendo così registrare un tasso di astensionismo del 26,2%, ad un livello inedito negli ultimi 20 anni ma senza battere il triste record del 2002, quando fu del 28,40%.
Per Bernard Sanane’s, presidente dell’istituto di sondaggio Elabe, quello di riferimento dell’emittente Bfmtv, “questo dato dell’astensionismo di più di un quarto degli iscritti non è una sorpresa per noi”, sottolineando che il record negativo assoluto registrato 20 anni fa “non è stato superato, ma è molto vicino”.
Per il sondaggista il basso tasso di partecipazione è il risultato di una serie di fattori sia strutturali che congiunturali. Anche se le presidenziali rappresentano “la madre di tutte le elezioni”, i francesi non sono stati spinti ad andare a votare come conseguenza della crescente diffidenza nei confronti della classe politica, nella quale il 58% dei cittadini non ha fiducia. Per giunta la campagna elettorale, che
ha messo tempo a decollare, non ha molto interessato i francesi e si è rivelata “particolarmente volatile” ha sottolineato Sanane’s.
Per Julie Graziani, editorialista di Bfmtv, “questo astensionismo può cristallizzarsi e rappresentare la sanzione di un dato momento politico che non ha interessato gli elettori”.
In effetti, la campagna delle presidenziali 2022 – oltre ad essere stata oscurata dalla guerra in Ucraina – è stata caratterizzata da “una certa atonia, senza vera posta in gioco, con un paesaggio politico molto frammentato e il sentimento diffuso di una certa impotenza”.
Tuttavia, secondo Graziani, non significa che in futuro la politica non interesserà più i cittadini francesi, ma probabilmente “se i candidati lavorassero a un nuovo programma, riuscissero a dare un nuovo slancio, o se ci fossero candidature più trainanti, allora gli elettori potrebbero nuovamente mobilitarsi”.
Ad eccezione del record negativo del 2002, alle presidenziali l’astensionismo più alto ad un primo turno si era registrato nel 1969 (22,4%) e nel 2017 (22,23%), comunque di 4 punti in meno rispetto ad oggi. Tassi catastrofici si sono verificati alle municipali del 2020 e soprattutto alle regionali e dipartimenti del 2021, quando i due terzi dei francesi hanno snobbato le urne. Pertanto anche se meno rispetto al passato e
in barba ad un astensionismo del 26,2%, le presidenziali si confermano ancora come le elezioni preferite dei francesi.






