L’AQUILA – Oltre 550 mila euro saranno messi a disposizione nel 2014 dalla Fondazione Carispaq per finanziare progetti di arte, beni culturali, sviluppo locale, ricerca scientifica e tecnologica. Il bando verrà pubblicato l’8 gennaio e si chiuderà il 28 febbraio.
Altri 350 mila euro saranno invece investiti per 30 borse lavoro per i giovani, un progetto pilota in Italia tra le fondazioni bancarie.
“Con il cambio di presidenza c’è stato un po’ di ritardo a evadere il bando 2013, quest’anno contiamo di essere un po’ più veloci”, l’auspicio del presidente della Fondazione, Marco Fanfani, che ha incontrato la stampa assieme al vice presidente Domenico Taglieri e al segretario Davide Iagnemma.
Tetto massimo di ogni intervento sarà di 16 mila euro, “la Fondazione naturalmente avrà anche progetti propri”. Tra questi proprio il bando per borse lavoro.
“Selezioneremo aziende che sceglieranno giovani nelle proprie attività per un anno pagato da noi più 4 mesi che dovranno essere a carico delle società stesse – ha aggiunto Fanfani – Ci auguriamo che poi diano luogo a una continuità”.
Le borse saranno assegnabili anche a enti pubblici e loro società, “anche se nel loro caso trasformare una borsa in un rapporto di continuità è più difficile”. Fanfani ha inoltre confermato “un rapporto privilegiato con l’Università”.
Tra i settori considerati “rilevanti”, 140 mila euro al massimo finanziabili per progetti di arte e cultura, 150 mila per lo sviluppo locale, 140 mila per la ricerca scientifica. Tra i settori “ammessi”, anche volontariato e beneficenza (70 mila euro), crescita e formazione giovanile (50 mila).
ALLA BPER, ”NON PUO’ SOLO RACCOGLIERE MA ANCHE INVESTIRE”
“Abbiamo una quota di Bper dello 0,6%, sembra poco ma siamo tra i maggiori azionisti individuali del gruppo. Una partecipazione che viene considerata strategica, ma anche la risposta della Bper deve essere adeguata e non si può comportare come un’estranea alle esigenze del territorio”.
Questa la ‘scudisciata’ di Fanfani alla nuova gestione di quello che rimane della storica Carispaq, assorbita dal gruppo Banca popolare dell’Emilia Romagna.
Un appello che, ha specificato il presidente, viene lanciato a partire da specifiche lamentele.
“Chiediamo una maggiore attenzione sugli impieghi – è sbottato Fanfani – Il rapporto con il sistema del credito crea insoddisfazioni e critiche, per lo più a ragione. Non si può fare raccolta e poi investire altrove, è un disagio che abbiamo notato su tutto il territorio provinciale e noi siamo quelli che possono dare voce a questo disagio, è un nostro diritto-dovere”.
“Vogliamo che la nostra banca sia presente sul territorio, un altro istituto di cui non faccio il nome ha assunto 160 giovani con un progetto di back office, ci aspetteremmo qualcosa di simile”, ha concluso.
Scettico, Fanfani, sull’ipotesi di un nuovo credito cooperativo tutto aquilano. “Una banca di interesse locale sarebbe importante, è un progetto suggestivo, anni fa ci hanno già lavorato le quattro casse di risparmio che c’erano ma poi non si concluse – ha ricordato – Oggi o le banche hanno volumi e patrimoni tali da essere rassicuranti, oppure è abbastanza velleitario pensare che si possano costituire nuovi istituti”.
“LE FONDAZIONI NON POSSONO RIPIANARE TERCAS”
“Non è pensabile che il sistema delle fondazioni bancarie abruzzesi intervenga per ripianare i debiti di Tercas o comunque per ricapitalizzare, il motivo più importante è la tutela del loro patrimonio”.
Così il presidente Fanfani, a margine della conferenza stampa, parlando del ruolo delle fondazioni abruzzesi, soci di minoranza di Tercas.
Facendo l’esempio dell’ente che presiede, Fanfani ha spiegato che “abbiamo un patrimonio di 141 milioni di euro che appartiene alla collettività aquilana e va gestito con oculatezza, siamo usciti quasi completamente dal sistema bancario. Altre fondazioni sono rimaste proprietarie di quote di banche e se la banca va in difficoltà rischiano l’azzeramento del patrimonio, si veda l’esempio della fondazione Mps”.
La Fondazione Carispaq continua a detenere la quota dello 0,6% di Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper), che ha rilevato la storica cassa di risparmio del capoluogo.
Sulla trattativa con la Banca popolare di Bari per il rilancio di Tercas, Fanfani ha aggiunto che “collaboriamo con banca Imi, l’advisor che cura la ristrutturazione, per cercare di capire le prospettive, gli sviluppi sono quotidiani. La Popolare di Bari ha mostrato un interesse concreto sottoscrivendo un impegno, siamo osservatori alla finestra ma certamente non estranei al futuro di Tercas”.
“Sarà importante mantenere questo gruppo nella nostra regione, non solo per i 1.250 dipendenti ma anche per il tessuto di pmi e famiglie che legano il loro destino alla sua sopravvivenza”, ha concluso.






