PESCARA – Il 70 per cento dei fiumi abruzzesi è inquinato e non rispetta gli obiettivi di qualità imposti dalla comunità europea.
Questo uno degli argomenti ribaditi nel corso della manifestazione di oggi pomeriggio a Pescara, cui ha preso parte un migliaio di cittadini molti dei quali aderenti a varie sigle ambientaliste e associazioni civiche unite nel coordinamento ‘Fiumi e mare puliti Abruzzo’.
Presenti anche alcuni rappresentanti di Cgil e Rifondazione comunista.
I manifestanti hanno camminato dietro uno striscione con scritto “Unica grande opera mare e fiumi puliti”, per andare da piazza Unione alla Nave di Cascella, sul lungomare.
Nel corso degli interventi sono state ribadite le richieste alla classe politica: stop a captazioni di acqua, un programma straordinario di bonifica e controllo dei tanti troppi scarichi fognari abusivi in particolare lungo il fiume Pescara, ingenti investimenti per la riparazione dei depuratori e per il rinnovo delle reti idriche.
Dure le accuse al cosiddetto “partito dell’acqua” che, ha polemizzato Renato Di Nicola del Coordinamento fiumi e mari puliti, “per vent’anni ha controllato e occupato con logiche clientelari le poltrone delle società pubbliche che avrebbero dovuto gestire al meglio il ciclo idrico e far funzionare i depuratori, e che invece hanno solo operato per tornaconto personale di chi queste società ha malgestito”.
I manifestanti hanno anche fatto volantinaggio in vista del referendum del 17 aprile “per dire sì allo stop delle estrazioni petrolifere nel mare Adriatico”. Filippo Tronca




