L’AQUILA – “Per il Gran Sasso bisogna elaborare piani di investimento condivisi, sostenibili dal punto di vista ambientale e finanziario. Il piano d’investimento di Invitalia non è sostenibile dal punto di vista economico- finanziario enon tiene conto delle opere di mitigazione e compensazione”.
A parlare è il presidente dell’associazione Gran Sasso anno zero Federico Bologna, ospite degli studi di Abruzzoweb, tra gli organizzatore della seconda edizione del Festival della montagna, che si svolgerà quest’anno dal 1° al 4 ottobre al Parco del Castello.
Festival, sottolinea Bologna, “che vuole essere anche un momento di riflessione politica e partecipata sul futuro del Gran Sasso, oltre un’occasione di praticare in prima persona tanti sport della montagna, grazie alle strutture di arrampicata, big air bag, circuito pump-track, area slack-line, uno spazio danza aerea e un percorso di orienteering”.
Tema ineludibile pertanto lo scontro politico e culturale sui vincoli che insistono sull’area di Campo Imperatore, che impediscono gli investimenti previsti da 40 milioni di Invitalia che Bologna, ribadisce, “vanno comunque mitigati e rivisti”.
Ma al di là di questo occorre un’armonizzazione urbanistica sull’area di campo Imperatore, premessa necessaria per decidere cosa fare e come.
“A oggi sull’area del Gran Sasso – spiega infatti Bologna – insistono norme di salvaguardia fortemente restrittive. Abbiamo un Piano Parco pensato negli anni ‘90 che suddivide il territorio in base al diverso grado di protezione. Ebbene la zona dove insistono gli impianti è stata classificata come riserva generale orientata , nella quale è vietato costruire nuove opere edilizi, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio. Pertanto il Progetto Speciale Territoriale Scindarella – Montecristo, che contempla invece l’implementazione degli impianti e che è stato adottato dal consiglio regionale 2004, cozza con il Piano del Parco”.
“Sul punto occorre sottolineare – prosegue Bologna – che l’articolo 6 della Legge regionale 83 del 1983, recita che nelle aree nazionali e regionali il Piano del Parco sostituisce i Progetti speciali territoriali sia qualsiasi altro strumento di pianificazione territoriale di livello sovra comunale”. Filippo Tronca





