L’AQUILA – “La nostra montagna va vissuta a 360 gradi e e 365 giorni l’anno, vanno tutelati tutti esseri viventi, compreso quel bipede chiamato uomo”.
A parlare ospite degli studi di Abruzzoweb, è Mauro Marchetti, capo di gabinetto del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e vice presidente del Comitato organizzatore della seconda edizione del Festival della montagna, che si svolgerà quest’anno dal 1° al 4 ottobre al Parco del Castello.
Mentre fervono i preparativi, con la certezza di bissare il grande successo dell’anno scorso, Marchetti nel corso dell’intervista cerca di evidenziare in particolare il significato del festival come proiezione di uno sviluppo possibile del turismo montano nel comprensorio aquilano.
“Si poteva fare molto di più, il Gran Sasso rappresenta anche un’occasione persa – osserva Marchetti- il festival, con la vetrina che offre, con le tante discipline sportive della montagna che propone al pubblico, i suoi momenti di incontro e confronto, vuole essere un’occasione per riflettere sullo stato dell’arte presente, in una prospettiva di sviluppo futuro del turismo e della montagna. Partendo da una consapevolezza, dobbiamo recuperare il tempo perduto”.
Il discorso non può non soffermarsi poi sulle polemiche, che hanno portato anche ad un’azione referendaria, contro gli eccessivi vincoli, rappresentati dal Sito di interesse comunitario, sull’area dove insisitono gli impianti sciistici di Campo Imperatore, e che impediscono gli investimenti già finanziati per realizzare nuove cabinovie, ed altri interventi di miglioria. Vincoli però difesi dagli ambientalisti che si oppongono ad ogni cementificazione dentro l’area Parco.
“Come comitato organizzatore del Festival – spiega Marchetti- non vogliamo prendere posizione, dico però che sul Gran Sasso si possono fare tante cose, che non necessitano di infrastrutture e cementicazioni. Dall’altra parte bisogna migliorare l’accoglienza, rendere più competitiva l’offerta. E si fa fatica a comprendere perché, a differenza di quello che accade da noi, in altre aree è possibile uno sviluppo sostenibile, che prevede anche mirati interventi infrastrutturali, con le dovute cautele e prescrizioni, ed anzi il problema non si pone nemmeno”.






