PESCARA – “C’è chi parla di abbatterlo, ma il quartiere Rancitelli di Pescara ha bisogno di vivere: di servizi pubblici che richiamino l’offerta di servizi privati, della presenza costante delle istituzioni in ogni aspetto della vita collettiva. Di questo si era parlato in campagna elettorale, ma ad oggi vedo soltanto una passerella politica”.

Così Gianluca Baldini, esponente pescarese del Fronte sovranista italiano-Riconquistare l’Italia, sulla questione degli enormi disagi sociali ed economici del cosiddetto “Ferro di cavallo” di Pescara, anche alla luce del recente omicidio di Marco Cervoni, il 35enne ucciso a calci a pugni in un appartamento il 31 dicembre, per cui è accusato Guerino Spinelli, 29 anni, arrestato nel giorno di Capodanno.

“Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio – lamenta Baldini – accompagnato da consiglieri regionali, sindaco di Pescara e consiglieri comunali, insomma, da tutti i rappresentanti del centrodestra pescarese, si è presentato al quartiere Rancitelli a promettere l’abbattimento del ferro di cavallo definendolo una ‘discarica sociale’. A parte l’infelicità dell’espressione che equipara le persone che vivono ai margini alla spazzatura, un linguaggio che caratterizza una certa (in)cultura politica alla quale appartiene Marsilio, mi domando se sia prudente promettere di risolvere il problema della concentrazione delle marginalità in un’area della città promuovendo l’abbattimento degli edifici”.

“Non solo perché – prosegue – visto che non si è riusciti ad accelerare sugli sgomberi degli abusivi per mancanza di fondi, dubito vi siano le risorse per abbattere, riqualificare e soprattutto ricollocare le centinaia di persone che rimarrebbero senza casa (problema, quest’ultimo, di cui nessuno parla). Ma anche e soprattutto perché le esperienze passate, dalle più remote alle più recenti, dimostrano che la repressione non è che un tassello del puzzle, che non risolve nulla se non è accompagnata da interventi di inclusione e integrazione sociale”.

“Rancitelli ha bisogno di vivere: di servizi pubblici che richiamino l’offerta di servizi privati, della presenza costante delle istituzioni in ogni aspetto della vita collettiva. Di questo si era parlato in campagna elettorale. Avevano promesso di portarci una stazione dei vigili urbani, un ufficio del sindaco, di presidiare la zona anche attraverso la decentralizzazione dei servizi e degli eventi. Ad oggi sono rimasti proclami e questa passerella condita di parole sgradevolissime ha consolidato la mia convinzione che i problemi non si vogliano risolvere”, conclude Baldini.