PESCARA – È stato bloccato ieri mattina dai carabinieri Roberto Di Santo, 58 anni, di Roccamontepiano (Chieti), ormai chiamato l’Unabomber d’Abruzzo dopo che la scorsa settima ha piazzato prima un ordigno esplosivo in un’abitazione di Villanova di Cepagatti, in via Piemonte, nel Pescarese, rendensodi irreperibile, e poi ha dato fuoco all’automobile della sorella davanti al Tribunale di Chieti.
L’ultimo colpo di Di Santo risale a due giorni fa quando ha appiccato un altro incendio a Chieti, in una ex casa famiglia all’incrocio di via Madonna degli Angeli, all’inizio di via Maiella.
Le sue rivendicazioni sono sempre arrivate alle forze dell’ordine, sin dal primo colpo, attraverso dei videomesssaggi.
Stando alle prime informazioni, è stato intercettato e bloccato dagli uomini dell’Arma a Rosciano, nel Pescarese.
Le ricerche sono state coordinate dal sostituto procuratore del Tribunale di Pescara Silvia Santoro.
I CARABINIERI, ”PUNTAVA AL PARLAMENTO”
Il bombarolo abruzzese che nell’ultima settimana si è fatto conoscere per i suoi atti incendiari in segno di protesta contro l’ingiustizia sociale di cui sarebbe vittima anche lui, puntava al Parlamento, dopo aver messo a fuoco l’auto della sorella davanti al portone del Tribunale di Chieti e a una casa famiglia disabitata del capoluogo teatino.
La sua opera, quindi, non era ancora terminata e nel mirino c’erano pure degli istituti penitenziari.
“È molto convinto di quello che ha fatto – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, il colonnello Marcello Galanzi – e voleva convincere anche noi”, tant’è che ha invitato i militari a leggere i suoi libri.
“Una mente brillante, sotto certi aspetti, ma una personalità disturbata”, ha proseguito il colonnello facendo notare alcune peculiarità dell’uomo.
Di Santo ama i programmi scientifici, ha letto molto e studiato psicologia e sociologia. Anche perché, quando è stato in carcere (bancarotta fraudolenta, ricettazione, detenzione di una pistola clandestina che ha fabbricato lui stesso) era addetto alla biblioteca.
Con queste letture si è convito di essere “l’ultimo profeta”.
Nei giorni di latitanza si è camuffato, per andare in giro: oltre a essersi rasato si truccava con creme e cere che sono state trovate dai carabinieri, quindi era difficilmente riconoscibile.
Per nascondere il camper ha sgonfiato i pneumatici e lo ha infilato in un capannone, coprendo il mezzo con delle lamiere.
In questi giorni sarebbe stato sempre lì ma avrebbe passato una notte nella ex casa famiglia che poi ha incendiato a Chieti.
In quella occasione ha usato uno stratagemma: ha lasciato una candela accesa su una poltrona che, consumandosi lentamente, ha fatto partire il rogo.
Nel frattempo lui ha raggiunto l’emittente televisiva Rete 8, a Chieti Scalo, dove ha lasciato uno dei suoi videomessaggi facendosi riprendere da una telecamera, e poi è di nuovo sparito fino alla cattura di oggi.
LA CATTURA
Di Santo è stato preso intorno alle 13 in contrada Pescara Secca sulla Bonifica di Rosciano in uno dei tanti capannoni passati al setaccio dai militari dell’Arma.
“Fin dai primi giorni – ha spiegato il colonnello Marcello Galanzi in conferenza stampa – abbiamo effettuato numerose battute e rastrellamenti, anche con l’elicottero, individuando casolari che meritavano attenzione. E proprio in uno di questi casolari abbandonati è stato visto dagli uomini del radiomobile di Pescara il camper di sua proprietà, che era coperto, e lo stesso Di Santo, che ha accennato un moto di fuga ma ha desistito immediatamente”.
L’uomo ha chiesto, “per cortesia”, altri due giorni di libertà per andare a Roma e compiere qualche altro gesto eclatante per richiamare l’attenzione sulla sua situazione e sullo stato di ingiustizia sociale che, secondo lui, attanaglia il mondo. Ha anche detto ai carabinieri che se dovessero leggere il suoi libri sarebbero d’accordo con lui.
Il ‘bombarolo’ occupava anche un altro capannone, lì a fianco, dove aveva ricavato una nicchia nella quale ha dormito.
Tra i sequestri, una bombola di gas piena, una pistola ad aria compressa priva di tappo rosso e la bicicletta usata per muoversi; non sembra abbia utilizzato altri mezzi se non, forse, un bus.
Trovati anche il suo computer portatile e vari cd vuoti e non.
“Allo stato – ha detto sempre Galanzi – sembra non aver avuto complici ma non lo escludiamo”.
Ha assicurato che non voleva far male a nessuno. Il suo piano era stato messo in piedi dettagliatamente da mesi, quando si è procurato un nascondiglio, e il camper con una tv all’interno era nascosto a Rosciano da martedì scorso, quando ha posizionato il primo ordigno a Villanova di Cepagatti.
Aveva viveri a sufficienza e un gruppo elettrogeno. È stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per i reati di tentata strage e danneggiamenti aggravati a seguito di incendio. È in carcere a Pescara.
VOLEVA FARE UN ALTRO ATTENTATO A ROMA, ”DATEMI DUE GIORNI”
“Per favore, lasciatemi altri due giorni libero, devo andare a Roma per fare qualche altro gesto”: queste le prime parole che Roberto Di Santo avrebbe detto ai Carabinieri al momento dell’arresto.
L’incendiario autore di attentati tra il pescarese e Chieti, senza conseguenze per le persone, è stato preso nelle campagne di Rosciano (Pescara).






