L’AQUILA – “Non tolleriamo più il lassismo e lo scaricabarile, tipico di questa amministrazione, sull’assegnazione definitiva di un immobile come Casa Rifugio per donne vittime di violenza (più dell’80% dei femminicidi infatti avviene in famiglia), a fronte di fondi già stanziati da tempo.Vogliamo tempi certi ed inderogabili”.

A chiederlo il collettivo Fuorigenere dell’Aquila, all’indomani dell’ennesimo femminicidio, verificatori questa volta a Torino di Sangro, in proivincia di Chieti. 

“Alla notizia dell’ennesimo femminicidio in Abruzzo, è ora di dire basta – si legge nella nota -. Basta alle promesse vuote di chi a parole vuole combattere la violenza di genere, ma poi nei fatti taglia fondi e chiude strutture. Basta alle operazioni di facciata, basta alle passerelle, ai tavoli e tavolini istituzionali che servono solo, nel migliore dei casi, a lavarsi la coscienza. Eravamo in tante e tanti a gridarlo, lo scorso 23 novembre a Roma, in migliaia da ogni parte d’Italia, per dire basta!

“Abbiamo il diritto di vivere le nostre vite da persone libere – prosegue la nota – e per questo vogliamo una casa rifugio per le donne a L’Aquila. Vogliamo che il 25 novembre si faccia a meno, in futuro, di attestazioni formali, luci colorate e solidarietà sbandierata, e che si mettano in campo azioni concrete. Vogliamo che convegni su tematiche operative non siano relegati al 25 novembre ma occupino altri spazi: quelli del lavoro quotidiano e costante. Vogliamo che il 25 novembre sia il momento per concentrarsi sulle cause della violenza di genere, sul fatto che esistono diverse tipologie di violenza, sull’importanza dell’aspetto educativo e culturale che è la radice del problema”.

“La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale, e per comprenderlo e contrastarlo in modo efficace va considerato necessariamente il contesto delle norme sociali e culturali in cui si sviluppa. Per questo vogliamo anche un’educazione alle relazioni e ai sentimenti sin dalle scuole primarie, come primo e fondamentale passo per combattere la violenza di genere”, conclude la nota.