ROMA – Il flop dei referendum è stato segnato da un’affluenza al 20,9%. I cinque quesiti non hanno spinto gli italiani alle urne.

Al primo quesito (“Incandidabilità dopo condanna”) l’affluenza è stata del 20,95%; al secondo quesito (“Limitazione misure cautelari”) l’affluenza è stata del 20,93%; al terzo quesito (“Separazione funzioni dei magistrati”) l’affluenza è stata del 20,93%; al quarto quesito (“Membri laici consigli giudiziari”) l’affluenza è stata del 20,92%; al quinto quesito (“Elezioni componenti togati CSM”) l’affluenza è stata del 20,92%.

In Abruzzo hanno votato il 22,2% degli aventi diritto, 2 punti sopra la media nazionale, ma ad ogni modo lontano dal quorum. Percentuale più alta in provincia dell’Aquila con il 30,64%, mentre in provincia di Chieti è stata 23,92%, in provincia di Pescara e di Teramo di appena il

I Sì hanno prevalso per tutti i 5 quesiti anche in Abruzzo, che non si discosta dalla media nazionale, con il picco per quello sulle separazioni delle carriere: 74% contro il 26% dei No. Mentre sul primo quesito, quello dell’incandidabilità dei condannati margini molto più stretti: 54% Sì e 46% no. Come pure sul quesito sulle limitazioni delle misure cautelari: 56,1% Sì e 43,8% dei No.

A commentare l’esito del referendum, alla luce del risultato abruzzese, il deputato Antonio Zennaro, responsabile regionale della Lega per il Comitato che ha sostenuto il Sì al Referendum, e il segretario regionale, il deputato Luigi D’Eramo.

“C’è stata una mancanza di approfondimento soprattutto da parte dei media nazionali, un tema importante come quello della giustizia doveva avere più spazio, complice anche l’agenda mediatica tutta virata sulla questione delle guerra in Ucraina. L’informazione è stata davvero scarsa e ciò ha influito pesantemente sul quorum, oltre al voto in un unico giorno. Ci ha penalizzato molto ” – dichiara Zennaro –. In Abruzzo ringrazio innanzitutto i 200.000 cittadini che si sono recati alle urne, con il 22,28% abbiamo avuto un’affluenza superiore alla media nazionale, il miglior dato del centro sud. Siamo la quarta regione a livello nazionale per affluenza.”

“Il gruppo della Lega c’è ed ha lavorato con grande tenacia su tutto il territorio, mettendoci la faccia nonostante la difficoltà dell’impresa. Sapevamo che il percorso fosse molto in salita e siamo orgogliosi del risultato. Tv e stampa nazionali, insieme a tutta la sinistra, hanno nascosto agli italiani il referendum, una vera e propria opera di censura. Il referendum è stato solo il primo step. Vinceremo le prossime elezioni politiche e faremo la riforma”,  commenta il coordinatore regionale della Lega, il deputato D’Eramo-

ll segretario della Lega Matteo Salvini, tra i principali promotori del referendum assieme ai Radicali, ha scritto su Twitter per ringraziare chi ha votato, ma non si è presentato alla conferenza stampa nella sede di partito, tenuta da Roberto Calderoli, che ha genericamente detto che «c’è stato un complotto perché questo quorum non potesse essere raggiunto». Benedetto Della Vedova di +Europa, che sosteneva i “sì” ai referendum, ha attribuito la colpa a “partiti come PD e M5S” che “scommettono sul fallimento dei referendum”.

Secondo il consigliere del Csm Nino Di Matteo il flop dei referendum dimostra come “evidentemente molti italiani hanno capito che con il referendum non si voleva migliorare la giustizia ma – ha evidenziato all’Adnkronos – punire la magistratura e renderla meno autonoma e indipendente. Purtroppo anche la riforma Cartabia, in discussione al Senato, va nella stessa direzione”.

Per Eugenio Albamonte, segretario di ‘Area democratica per la giustizia’ “hanno vinto i cittadini, perché quelle formule erano talmente grossolane da non poter rappresentare per il futuro un modello né culturale né istituzionale per il nostro Paese. Sconfitto è chi ha pensato di puntare tutto sugli scandali per colpire la magistratura anziché per riformarla e porre riparo a una serie di situazioni che si sono create in passato. Una cosa sono le riforme, un’altra la mortificazione della magistratura”.

Di “incivile silenzio censorio” sul voto referendario ha parlato la Giunta dell’Unione Camere Penali. “La storia dei referendum in Italia è da sempre una storia di ostracismo e di avversione al voto democratico diretto”, hanno sottolineato le Camere Penali, esortando: “Occorre ora che l’impegno politico dei liberali di questo paese per una giustizia più giusta, tra i quali in prima fila l’Unione delle Camere Penali Italiane, sappia trovare da subito la forza per rilanciare le proprie idee e le proprie battaglie”