L’AQUILA – Sono passati più di 16 anni da quel giugno del 2009, quando le cantanti Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Elisa e Giorgia, si esibirono nel concerto di beneficenza “Amiche per l’Abruzzo”, allo stadio San Siro di Milano, raccogliendo oltre 1,5 milioni di euro, di cui 900.000 euro per la ricostruzione della scuola elementare Edmondo De Amicis, al fianco della basilica di San Bernardino, una delle tante danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009 all’Aquila, con gli oltre 500 studenti spostati da allora nel Musp di via della Polveriera.
Dopo 16 anni e una ricostruzione segnata da ritardi, inghippi burocratici e giudiziari, è stata finalmente riscoperta nei giorni scorsi la facciata, segno che sono in dirittura di arrivo, questione di mesi, i lavori da oltre 9,2 milioni di euro di euro avviati, già in clamoroso ritardo, nell’ottobre del 2018, con stazione appaltante il Provveditorato Opere pubbliche che ha affidato i lavori alla Consorzio Società Edilizia Integrata (Sei) di Roma.
Un emblema, la scuola De Amicis, delle lungaggini della ricostruzione pubblica post sismica, con ancora tante incompiute che punteggiano L’Aquila e cratere, mentre la ricostruzione degli edifici privati, con appalto diretto dei consorzi dei proprietari e senza gare europee, sta invece volgendo al termine.
Concluso l’intervento, la struttura non tornerà a essere una scuola ma ospiterà, con ogni probabilità, uffici comunali, e c’è anche la proposta di destinare parte degli spazi all’Accademia medica provinciale Salvatore Tommasi.
Un appalto, quello al Consorzio Sei, arrivato all’esito di un iter travagliatissimo, mentre l’edificio è rimasto per anni imbrigliato da uno spettacolare reticolato di tubi innocenti, a seguito delle opere di messa in sicurezza, tra sfondi preferiti per i selfie dei turisti.
Il primo affidamento risale al 2013, alla General Costruzioni di Isernia, con un ribasso d’asta che ha portato l’importo da 12,5 a circa 10 milioni di euro comprendente anche la progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera.
Poi però il primo colpo di scena, la General costruzioni è stata dichiarata decaduta per non aver confermato il possesso dei requisiti.
L’appalto è passato nel 2015 alla Mgm Costruction and Engineering di latina, seconda classificata.
A seguire a complicare l’iter una inchiesta giudiziara che ha coinvolto i vertici della Mgm, per i lavori eseguiti presso gli aeroporti minori del Lazio, in particolare presso quello di Roma-Urbe.
Una delle imprese in gara, l’Edilfrair di Gianni Frattale, del tre volte presidente dell’Ance provinciale dell’Aquila, aveva fatto ricorso chiedendo l’annullamento dell’appalto, per tornare alla casella iniziale, e aveva insistito sulla necessità di destinare la De Amicis ancora una volta ad edificio scolastico, avendo del resto presentato un progetto che garantiva il massimo della sicurezza sismica.
Ad escludere la Mgm dall’appalto aquilano, non interessato dall’inchiesta, non è stata però la vicissitudine giudiziaria, ma la perdita parziale dei requisiti di legge per l’esecuzione dell’opera per via di un abbassamento di qualifica della Soa.
Il Provveditorato ha dunque emesso un provvedimento di risoluzione contrattuale nei confronti della ditta che però ha fatto ricorso al Tar, che ha accolto i motivi della Mgm. Il Provveditorato ha impugnato la decisone e ha avuto ragione davanti al Consiglio di Stato.
Ed è accaduto anche che Guido Russo, direttore generale della Mgm, ad ottobre 2018, il giorno della posa della prima pietra da parte del Consorzio Sei, ha protestato all’ingresso del cantiere, sostenendo che esso era formalmente ancora di competenza della sua impresa, che nel frattempo a lavori fermi aveva provveduto alla manutenzione e alla sorveglianza dell’edificio, lamentando il fatto che non erano stati avvertiti della cerimonia, e del cambio di sterratura dell’ingresso.
In ogni caso il cantiere è finalmente partito e ora si avvia alla conclusione.
Va anche ricordato che in città si accese un dibattito sulla opportunità di ricostruire o meno la scuola, c’era chi infatti sosteneva che doveva essere abbattuta, per creare una nuova piazza davanti al Teatro comunale retrostante e al fianco della basilica di San Bernardino, secondo il principio del diradamento urbanistico. Idea, quella sì, caduta nel vuoto, trattandosi di un edificio vincolato.
Il recupero ha consentito intanto di riportare alla luce elementi architettonici di estremo valore, risalenti all’epoca in cui nel sito c’era un ospedale, fondato nel 1448, inglobando una preesistente chiesa trecentesca realizzata dagli abitanti di Poggio Picenze. Nel Settecento divenne poi infermeria militare, nel secondo dopoguerra una scuola elementare, dove hanno studiato generazioni di giovanissimi aquilani. f.t.






