L’AQUILA – Un altolà del vice sindaco dell’Aquila, Nicola Trifuoggi, un articolo di giornale con indiscrezioni rivelatesi dopo mesi abbastanza precise e, forse, la conoscenza dell’inchiesta giudiziaria già in corso.
Quale che sia la causa, qualcosa a un certo punto è cambiato, tra la funzionaria del Comune capoluogo Patrizia Del Principe e il segretario generale Carlo Pirozzolo, indagati per un concorso predisposto “ad hoc” per confermare la donna alla direzione del Centro servizi per anziani (ex Onpi).
È quanto emerge dalla lettura delle carte della nuova inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo, coordinata dai pm Stefano Gallo e Fabio Picuti, con 3 indagati complessivi che ha scatenato una bufera giudiziaria sull’amministrazione, coinvolgendo i due strettissimi collaboratori del sindaco, Massimo Cialente, questi non indagato.
Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella rileva come “tra le materie oggetto d’esame risultano quelle di cui all’elenco redatto dalla Del Principe e contenute nell’appunto trasmesso a Pirozzolo”.
Inoltre, afferma che fossero in atto “manovre funzionali a condizionare anche la formazione della commissione del concorso”, ma che, all’atto della nomina di quest’ultima, non veniva inserito il professor Gianni Di Giacomantonio (non indagato), amico e docente segnalato dalla funzionaria. E il gip fa notare che, infine, “il 25 marzo 2015 si teneva la prova orale del concorso, all’esito della quale, nonostante la Del Principe fosse l’unica concorrente, la stessa veniva giudicata non idonea a rivestire l’incarico”.
Tra l’inizio e la fine della vicenda ripercorsa nell’ordinanza, con la quale il gip ha accolto la richiesta dei pm della misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio, ma non quella degli arresti domiciliari, qualcosa deve essere accaduto, per aver indotto i protagonisti ad annullare l’assegnazione dell’incarico, per la quale era stato preparato un concorso “cucito” su misura sul curriculum della Del Principe.
Informazioni su inchieste in corso di cui sarebbero entrati in possesso nel dicembre del 2014, a giudicare da quanto succede in Comune e viene captato dagli investigatori.
In una conversazione telefonica, il capo di gabinetto del sindaco, Mauro Marchetti (non indagato), riferisce alla Del Principe di come “Trifuoggi abbia richiamato gli amministratori affinchè il bando ‘sia vero’, creando evidente imbarazzo e minacciando le proprie dimissioni”.
Il vice sindaco, ex magistrato, deve aver fiutato qualcosa di poco limpido, anche a seguito dell’uscita di un articolo sul periodico L’Editoriale “nel quale si ipotizza – si legge sempre nell’ordinanza – che il concorso per la direzione del Csa (ex Onpi) sia stato confezionato ah hoc per la Del Principe”.
La funzionaria confidava in uno scambio di favori, avendo lei agevolato, da presidente della commissione di concorso, l’assunzione di un avvocato come collaboratore giuridico su segnalazione del segretario generale. L’ordinanza del Gip parla proprio di “aver favorito, in data 27 ottobre 2014, la nomina di Daniela Valenza (non indagata, ndr), come richiestole da Pirozzolo“.
Il segretario generale ha così provveduto a inserire gli argomenti indicati dalla Del Principe tra le materie di concorso, senza però poi inserire il professor Di Giacomantonio nella commissione d’esame. Qualche voce deve essere arrivata all’orecchio dei protagonisti della vicenda.
Si arriva così al 25 marzo, quando si svolge la prova orale. Saltata la proroga dell’incarico che sarebbe dovuta avvenire con il concorso “ad hoc” per la Del Principe, al Centro servizi anziani è stata ripristinata la figura di coordinatore, abolita dalla stessa funzionaria quando ne era direttrice.
Ruolo di coordinamento affidato nuovamente a lei, rimasta senza poltrona.
Per il gip, che richiama varie pronunce della Corte di Cassazione, è “priva di rilevanza la circostanza che poi, in concreto, la Del Principe non abbia superato il concorso, atteso che (…) ‘il delitto di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (…) è reato di pericolo, che si consuma indipendentemente dalla realizzazione del fine”.
Come dire che, a prescindere se ci sia riuscita o meno, ha comunque messo in atto comportamenti illeciti per provarci.





