L’AQUILA – Prima provoca un incidente stradale, poi torna a casa e minaccia i genitori chiedendo ripetutamente dei soldi per comprare droga.
Non poteva che finire in cella un aquilano, di 42 anni, il cui comportamento è condizionato dal consumo di cocaina, ma anche di alcol, con conseguenti maltrattamenti ai familiari ed estorsione per avere il danaro per acquistarla. Ma non si è trattato di una scenata occasionale visto che ci sono stati in un recente passato altri simili episodi, qualcuno anche alla presenza dei figli piccoli.
L’uomo, difeso dall’avvocato Guglielmo Santella, è comparso questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, il quale, convalidando il fermo di pg, ha disposto che dovrà restare in carcere in attesa che possa essere realizzato un percorso di recupero in una struttura adatta. Infatti, visti i suoi precedenti, è apparsa verosimile una reiterazione del reato con conseguenze imponderabili.
Alla base di questo fatto di cronaca il forte consumo nell’aquilano di stupefacenti che ha raggiunto numeri impensabili ed emergenziali, una piaga che è esplosa soprattutto dopo il sisma del 2009: solo per quanto riguarda le ultime due recenti retate di polizia e carabinieri di consumatori ne sono spuntati complessivamente quasi mille poi segnalati in prefettura.
La prima indagine della polizia è scattata a novembre 2025 con 30 misure cautelari per i reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per i reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti ed in particolare: 26 misure cautelari in carcere, 3 misure agli arresti domiciliari e una misura dell’obbligo di dimora. A settembre ci sarà l’udienza preliminare.
L’altra, conclusa a maggio scorso dai carabinieri, ha portato 25 persone in carcere e 11 indagati. Lo smercio di cocaina, fatto per lo più da albanesi, avveniva con una nuova strategia criminale: dall’Albania sono arrivati in Italia soggetti incensurati che, senza prendere contatto personale con i fornitori di stupefacente, ricevevano indicazioni su dove reperire automobili a noleggio, dove recuperare lo stupefacente e dove consegnarlo. Il tutto facendo affidamento sulla condizione di incensuratezza.
Per cui, una volta indagati non sono stati arrestati, data la tenuità delle singole accuse, per cui sono tornati nel loro Paese per essere rimpiazzati da altri. Gli arresti hanno poi bloccato il giochetto che pure sembrava funzionare. Questa tecnica era stata già segnalata espressamente dallo stesso giudice Billi che poi ha firmato gli arresti.




