L’AQUILA – “Do le dimissioni senza sbattere nessuna porta, ritengo esaurito il mio compito e il mio mandato. Più di quello che ho fatto non posso fare, anche perché siamo a fine mandato”.
Così, nel corso di un incontro con la stampa, l’ormai ex vice sindaco dell’Aquila, Nicola Trifuoggi, ha annunciato il suo addio alla Giunta dove entrò a metà gennaio 2014 “non come politico, ma come tecnico, come garante, perché senza di me il Comune sarebbe caduto e si sarebbe bloccata la ricostruzione”, e la discesa in campo come candidato sindaco alle elezioni del prossimo 11 giugno.
Trifuoggi, notizia anticipata il giorno prima in esclusiva da questo giornale, entrò in Giunta il 22 gennaio 2014, data che coincise anche con il ritiro delle dimissioni da sindaco di Massimo Cialente, giunte dopo la risonanza mediatica molto negativa a livello nazionale sull’intero Comune che aveva avuto il coinvolgimento del precedente vice sindaco, Roberto Riga, indagato dalla procura della Repubblica nell’inchiesta “Do ut des” su presunti fenomeni di corruzione negli appalti pubblici dei puntellamenti post-terremoto 2009.
La sua candidatura a sindaco era annunciata da tempo, anche se mai confermata (e nemmeno smentita…) pubblicamente dall’interessato.
Certo che le dimissioni dall’esecutivo cialentiano arrivano davvero tardi, dopo essere state annunciate ad AbruzzoWeb quasi un anno fa, nell’aprile 2016.
Nel mezzo, il flirt, finito male, con i centristi di Giorgio De Matteis, l’appoggio dei civatiani di Possibile, già ipotizzato sempre a metà 2016, e chissà, forse anche di qualche scontento di Rifondazione, oltre al consigliere uscente del Pd Antonello Bernardi, oggi presente in sala come l’ex assessore cialentiano Silvana Giangiuliani e l’ex dirigente comunale Fioravante Mancini.
“Visto che le idee non mancano, e qui siamo alla svolta – così Trifuoggi ha ufficializzato la sua corsa alla fascia tricolore – ritengo di porre la mia candidatura alla carica di sindaco dell’Aquila pensando di poter portare quella ventata di aria nuova di cui questa città ha veramente bisogno”.
“Presuntuosamente – ha aggiunto – ritengo di poter rappresentare l’unica speranza di questa città che, entro qualche anno, o si salva o muore. Prossimamente io e il mio gruppo faremo presente i nostri obiettivi e i nostri programmi veramente ambiziosi, si capirà che cosa abbiamo in mente”, ha concluso.
Con l’ex procuratore della Repubblica del capoluogo e di Pescara come già detto ci sarà sicuramente il gruppo aquilano di “Possibile”, rappresentato nell’incontro con i media da Paolo Della Ventura e Piergiorgio Leocata.
“Saremo componente di una coalizione in grado di offrire una reale alternativa a quella che è stata la guida amministrativa del capoluogo di regione degli ultimi 10 anni, cambiando prospettiva ed esprimendo una possibilità concreta già al momento del voto del prossimo 11 giugno”, ha ribadito il gruppo in una nota.
Per “smarcarsi” dal centrosinistra e dal Partito democratico, oltre che per giustificare la sua permanenza nell’esecutivo cialentiano così a lungo, l’ex magistrato ha raccontato alcuni retroscena legati alla sua nomina.
“Nella seconda metà di gennaio 2014 ho incontrato Cialente su sua richiesta, lo conoscevo relativamente, l’avevo visto come procuratore quando era deputato, qualche scambio di saluti e nulla più – ha premesso – Mi raccontò che il vice sindaco si era dimesso e lui pure, e mi invitò: accetta la carica di vice sindaco altrimenti viene il commissario e la ricostruzione si blocca”.
“Me l’ha detto in maniera drammatica e mi sono sentito sulle spalle la responsabilità della mancata ricostruzione o del suo ritardo – ha proseguito – Ho accettato senza sapere nulla degli assessori o della coalizione, non sono venuto in appoggio a partiti, ma in veste di tecnico, come garante che doveva servire a far superare un momento di difficoltà e quell’aureola negativa che circondava l’amministrazione in quel momento”.
“Credo di aver svolto con attenzione il mio compito di valutazione di regolarità dell’azione amministrativa – il suo bilancio – tanto che consiglieri di opposizione mi hanno detto che, da quando ci sono io, non sono più arrivate delibere spazzatura dalla Giunta”.
Trifuoggi ha rimarcato che “in tre anni ho fatto passare un principio base, l’opportunità politica dei provvedimenti si giudica solo dopo aver verificato che la legge lo consenta altrimenti non si va avanti. Da quando ci sono io – ha rivendicato – tutte le gare d’appalto sono informatiche, per quanto onesto il responsabile unico del procedimento è più sospettabile, il computer molto meno”.
Sulla sua azione ha ammesso che “sono più le cose che ho impedito di quelle che ho fatto. Posso dire di non aver mai votato una delibera che cozzasse contro i miei principi o su cui non fossi d’accordo – l’altra sottolineatura – Un esempio? La sciagurata transazione con Banca Sistema per i crediti ceduti dall’Enel senza che il Comune facesse opposizione, che pure poteva fare, e ora ogni mese non sappiamo come pagare la rata per via di calcoli delle entrate assolutamente ottimistici”.
Trifuoggi ha già parlato da candidato, continuando a rimarcare cose fatte e cose da fare. “Bisogna dare una raddrizzata alla gestione del progetto C.a.s.e., costellata, secondo me, da errori sia politici che amministrativi. E che dire dei puntellamenti smontati – ha aggiunto – ferro e legno vengono portati nella ex Sercom che ha una recinzione a metà, di notte qualcuno se li porta via. È rimasto incompiuto il campo sportivo di Sassa, ma siamo riusciti a liberare da vincoli il terreno”.
“Non ho ambizioni ulteriori, questa candidatura non è il trampolino per nuove e meravigliose avventure, però bisogna far crescere una classe dirigente e fin qui è stato impedito, sogno un Consiglio comunale con tante donne e tanti giovani, perché oggi i giovani sono episodici e non c’è il complesso della classe dirigente”, ha evidenziato poi.
Quanto alla Giunta, “dev’essere composta di persone che ne sappiano più dei dirigenti dei settori, è questo uno dei motivi per i quali mi faccio accompagnare da una coalizione civica: non ce l’ho con i partiti, ognuno va per la sua strada – ha chiarito – ma i partiti tendono a imporre i loro uomini che, pur essendo bravissimi, eccezionali, alti, belli, biondi e con gli occhi azzurri, non sempre sono competenti a capo del settore in cui si ritrovano e questo crea la difficoltà da parte dei dirigenti. Ci vogliono gli esperti, quantomeno negli assessorati chiave dove speriamo di fare un balzo in avanti”.
Anche un’autocritica, “una delle cose che non sono riuscito a far eliminare sono le stramaledette rotaie della mai realizzata metropolitana di superficie che tanto lavoro danno ai nostri ospedali, speriamo solo escoriazioni. Inoltre, non basterà solo riasfaltare le strade ad Arischia nei prossimi giorni per risolvere i problemi delle frazioni”.
Bordate alle rinate circoscrizioni, “non so a che cosa servano, da quando esistono ho visto solo due verbali. Bisogna riformarle e far sì che rappresentino davvero la popolazione della località e che la loro voce arrivi dentro il Comune e i loro verbali vengano esaminati e approvati”.
Un ringraziamento, infine, “in particolare tutto il personale del Comune che, con sacrificio, porta avanti una missione. Sanremo, dove timbravano il cartellino in mutande, ha 600 dipendenti mentre noi che siamo capoluogo di Regione arriviamo a 350: bisogna ottimizzare una macchina amministrativa che non funziona”.






