L’AQUILA – Trenta giorni per decidere se restare presidente della Regione Abruzzo o senatore, a partire dalla proclamazione degli eletti da parte della Corte d’Appello dell’Aquila.
Da quel momento, qualora la scelta propendesse per palazzo Madama, elezioni regionali entro 3 mesi.
È il percorso istituzionale dettato dalle norme e confermato dagli uffici regionali cui dovrà attenersi il governatore Luciano D’Alfonso, eletto senatore con il Partito democratico alle elezioni di domenica.
Secondo la legge elettorale regionale, il presidente non è sostituibile e quindi non ci sarà alcuna surroga in Consiglio, che da quel momento proseguirà nell’ultimo scampolo di legislatura con un componente in meno, quindi 30 consiglieri anziché 31.
Il governatore, tuttavia, ha più volte fornito un’altra interpretazione normativa in base alla quale potrà mantenere entrambe le cariche fino a dicembre prossimo, conducendo la Regione ad elezioni a scadenza naturale, nella primavera 2019, con l’Ente guidato nell’ultimo periodo dal vice presidente Giovanni Lolli.
Diverso il discorso per Camillo D’Alessandro del Partito democratico, unico inquilino dell’Emiciclo eletto al Parlamento: anche lui entro 30 giorni dalla proclamazione degli eletti dovrà optare tra Consiglio regionale e Camera dei deputati, ma al suo posto entrerebbe il primo dei non eletti della sua lista nel suo collegio.
Qualora scegliesse Montecitorio, entrerebbe in Consiglio regionale Antonio Innaurato, che già fece parte della prima versione dell’Emicilo, poi ribaltata dai riconteggi dell’ufficio centrale elettorale presso la Corte d’Appello nel giugno 2014. (m.sig.)





