L’AQUILA – “Abbiamo deciso di unirci per condizionare le scelte del Partito democratico, costringerlo a tener conto dell’esistenza di un’altra forza politica che potrebbe costringerlo a tornare nel suo alveo naturale di un centrosinistra riformista”.
Così il candidato alla Camera dei deputati con il numero 2 Carlo Costantini spiega ai microfoni di AbruzzoWeb la genesi del movimento Rivoluzione civile con Ingroia.
“Rc è un nome nuovo ma ha già una storia importante – spiega – siamo quelli che hanno fatto opposizione al governo Monti dentro il Parlamento. L’Italia dei valori esiste ancora ma ha ritenuto opportuno unire le forze con chi ha condiviso le stesse battaglie”.
Quanto all’ex pubblico ministero della procura della Repubblica di Palermo, viene definito da Costantini “una persona straordinaria di grande saggezza, intelligenza e moderazione nella rappresentazione dei suoi forti valori”.
E sulla polemica della candidatura di tanti magistrati, “noi siamo partigiani della Costituzione, sosteniamo tutto ciò che essa consente. Riconosce il diritto di elettorato passivo ai magistrati, che sono cittadini come tutti gli altri – ricorda – Non si presta attenzione al fatto che pluricondannati vengano candidati, lo scandalo è una persona cristallina come Ingroia?”.
Anche secondo Costantini le Politiche avranno riflessi sulle prossime elezioni regionali. Lui che nel 2008 ha combattuto (e perso) la sfida impossibile contro Gianni Chiodi dopo l’arresto della Giunta Del Turco. “Lo rifarei e lo rifarò – assicura oggi – Credo che aver portato il centrosinistra con parte del Pd in galera dal 22 al 6% di scarto è stato quasi un miracolo. Considererei incomprensibili le ragioni per cui un quasi miracolo come quello non possa trasformarsi in un miracolo. L’idea è quantomeno legittima”, così giudica una sua candidatura-bis.
Tra le criticità abruzzesi su cui lavorare, “senz’altro il lavoro”, mentre la ricostruzione dell’Aquila “è certamente una questione nazionale”. (alb.or.)






