L’AQUILA – Un importante assist per il fronte ambientalista che da anni si oppone alla realizzazione dell’elettrodotto Villanova-Gissi, tra le province di Pescara e Chieti, arriva da una sentenza della Corte Costituzionale
La Consulta, bocciando una legge regionale del Veneto in materia di valutazione di impatto ambientale, potrebbe riaprire i giochi sulla infrastruttura in Abruzzo.
Questo almeno sperano le associazioni, che già nei prossimo giorni riproporranno la questione al ministero dell’Ambiente, che non ha mai risposto alle sollecitazioni con le quali nel maggio scorso si denunciavano modifiche al progetto in corso d’opera mai autorizzate.
La legge veneta stabiliva che modifiche di tracciato minori di 500 metri non dovessero essere sottoposte ad autorizzazione preliminare da parte degli enti pubblici e, nel caso, ad una nuova fase di Valutazione di Impatto Ambientale.
“È chiaro che la Corte Costituzionale fa giurisprudenza, e i principi delle sue sentenze si applichino a tutti i casi analoghi – dice ad AbruzzoWeb Augusto De Sanctis del Forum dell’acqua – i suoi pronunciamenti hanno un peso importante nella interpretazione delle norme da parte degli enti pubblici”.
“Chiederemo ai vari ministeri di applicare la sentenza al caso dell’elettrodotto Villanova-Gissi – aggiunge – dove nel corso del tempo è cambiato trutto, la tipologia dei tralicci è stata modificata ben due volte”.
“Stanno costruendo dei tralicci completamente diversi da quelli progettati – spiega De Sanctis – e questo per un elettrodotto cambia tutto, dal punto di vista paesaggistico ma non solo, visto che la modifica alle fondazioni può incidere anche sulla falde acquifere”.
“L’altezza dei tralicci in alcuni punti è cambiata di sei o sette metri – aggiunge – e ora vogliamo vedere come fa il ministero ad ignorare quanto dice la Coste Costituzionale”.
Anche la Forestale, secondo quanto riferisce De Santis, a seguito di un controllo sul cantiere ha segnalato al ministero dell’Ambiente la presenza di tralicci diversi da quelli autorizzati. Ma da Roma nessuna risposta.
L’elettrodotto che la Terna sta realizzando è costituito da 150 piloni, alcuni dei quali alti fino a 70 metri, 55 dei quali in area a rischio idrogeologico certificato dalla Regione, e 4 addirittura in frana attiva.






