L’AQUILA – Scoperto negli Stati Uniti nel 1976, quando colpì un gruppo di veterani dell’American Legion, da cui prese il nome, il batterio della legionella potrebbe incontrare primi seri ostacoli alla diffusione grazie a un sistema di analisi e controllo dei rischi sviluppato in Abruzzo.

“Sulla base dell’esplosione dei casi di legionellosi – spiega ad AbruzzoWeb Alessandro Pavone, amministratore delegato della Si&t – abbiamo messo in piedi un modello che permette prima di fare uno screening per verificare le condizioni di legionellosi, e un software che monitora i parametri che mandano degli allert”.

Il batterio ha colpito in tempi recenti negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila, provocando l’evacuazione di alcune famiglie e polemiche politiche a non finire.

Legionellout, questo il nome del sistema, trova applicazione in particolare negli impianti di distribuzione delle acque per uso civile e industriale. È infatti negli ambienti acquatici, soprattutto quelli naturali, che i batteri della legionella si sviluppano, estendendosi, però, anche a quelli artificiali trovando condizioni particolarmente favorevoli in situazioni di stagnazione.

Il progetto, che la Si&t, società di Pianella (Pescara) specializzata in consulenza in materia ambientale, di sicurezza e qualità, ha sviluppato insieme all’Università dell’Aquila, e a Selmec, un gruppo di ingegneri e tecnici specializzati in grado di affrontare ogni possibile problematica di ingegneria meccanica, elettrica, elettronica ed informatica, è finanziato dal polo di innovazione Capitank.

Quello che per ora è stato realizzato è “un prototipo di funzionamento del sistema che verrà utilizzato come modello di adeguamento dell’impianto di un cliente potenziale”, spiega Pavone.

Si tratta di un simulatore dotato di sensori, nel quale si possono attivare sistemi di sorveglianza dei parametri impostati, e dei sistemi per migliorare il rischio in modo schedulato o immediato.

“Individuare la metodologia e informatizzarla attraverso un modello pilota”, questo l’obiettivo indicato dagli sviluppatori, che hanno realizzato in piccolo quello che sarà il modello da utilizzare negli impianti industriali, con i termometri e tutti gli indicatori in assetto portatile.

All’Università dell’Aquila il compito di piazzarlo sul mercato. “L’Ateneo – spiega sempre Pavone – sta vedendo come renderlo industrializzato. Dobbiamo anche trovare la formula per pubblicizzarlo e veicolarlo alle aziende”.