L’AQUILA – Una perizia psichiatrica per stabilire in quali condizioni mentali fosse l’imprenditore albanese Burhan Kapplani quando, nel gennaio dello scorso anno, uccise con quattro colpi di pistola l’ex moglie Orietha Boshi e il compagno di lei Sheptin Hana.
A disporla nell’udienza di ieri al tribunale dell’Aquila è stata la Corte di Assise (Giuseppe Grieco, Italo Radoccia più i giudici popolari).
L’incarico sarà affidato in un’udienza il prossimo 22 aprile mentre gli esperti già designati sono Giulio Sacchetti e Stefano Ferracuti, che avranno 60 giorni di tempo.
Successivamente si passerà alla discussione visto che l’intenzione del collegio giudicante è quella di definire il processo in tempi relativamente brevi.
Ai periti del tribunale verrà chiesto se Kapplani fosse in grado di intendere e volere in occasione del delitto: un quesito cui ha già risposto il professor Vincenzo Mastronardi, consulente della difesa, uno dei luminari in materia ieri ascoltato con molta attenzione dal collegio.
Le sue conclusioni, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Centro, sono queste: capacità grandemente scemata di intendere e inibita la capacità di frenarsi. Questo anche in seguito a un accertamento strumentale neurologico che ha evidenziato aree di necrosi nel cervello.
In sostanza sarebbe stata inibita la capacità di frenarsi in relazione a determinati stimoli. Impossibile dire, secondo l’esperto, se in una nuova situazione l’imputato si comporterebbe nello stesso modo.
Tra le altre deposizioni, quelle dell’anatomopatologo Vittorio Fineschi e, attraverso un’interprete e in camera di Consiglio, anche la madre della vittima, oltre alla commercialista dell’imputato Maria Teresa Cifani e all’imprenditore Vincenzo Scimia.




