L’AQUILA – La pistola usata per il duplice omicidio che si è consumato nel gennaio del 2013 davanti il discount “Md” di Bazzano (L’Aquila) era stata rubata a un poliziotto in pensione che la custodiva in un’abitazione resa inagibile dal terremoto.

È una delle novità emerse stamani in Corte d’Assise all’Aquila, dove si è aperto il processo a carico dell’imprenditore albanese di 50 anni Burhan Kapplani, finito in carcere dopo avere freddato a colpi di pistola l’ex moglie Orietha Boshi, dalla quale aveva avuto quattro figli, e il compagno di lei Sheptim Hana, rispettivamente di 36 e 39 anni.

Un delitto per il quale l’imputato rischia l’ergastolo.

Infatti la procura contesta allo straniero la premeditazione del doppio omicidio visto che aveva in mano una pistola senza che nulla lo giustificasse, arma di cui non aveva nemmeno la detenzione.

Il processo è stato segnato da un primo rinvio per alcune nullità, che non lo hanno fatto iniziare.
 
Nel corso dell’udienza sono stati sentiti i primi testimoni dell’accusa, i carabinieri che hanno condotto le indagini e il medico legale che si recò sul luogo dell’assassinio: nel piazzale antistante l’esercizio commerciale nella frazione Est del capoluogo.

Non è mai stato chiarito come Kapplani fosse entrato in possesso dell’arma, una 7.65. Quattro i colpi complessivamente esplosi: due sull’ex moglie, altri due sull’uomo.

Stando alla testimonianza del medico legale della Asl dell’Aquila, l’uomo sarebbe morto ugualmente dopo essere stato attinto dal primo colpo di pistola entrato nella zona toracica e arrivato al cuore.

Un altro carabiniere ha infine raccontato dei dissapori tra la donna uccisa e l’ex marito che aveva costretto i carabinieri della stazione di Paganica a intervenire nella loro abitazione di San Gregorio.

L’udienza è stata aggionata al 13 marzo data nella quale saranno ascoltati tutti gli altri testi dell’accusa, rappresentata dal pm David Mancini.

L’imputato, arma in pugno, dopo aver incrociato le vittime dirigersi al discount andò a casa per prendere la pistola. Tornò da loro, ed esplose due colpi contro la donna che morì subito.

Il compagno di lei tentò una fuga ma anche lui fu colpito mortalmente. Era stato lo stesso omicida a chiamare i carabinieri e a consegnarsi a loro.

Da allora è sempre rimasto in cella nonostante le richieste di detenzione domiciliare avanzata dai suoi avvocati che sono state sempre respinte dal giudice e dal tribunale del Riesame soprattutto a causa del pericolo di fuga nel suo Paese.

DIFESA CHIEDE PERIZIA PSICHIATRICA

Stamani gli avvocati Leonardo Casciere e Tommaso Colella (legali di fiducia dell’omicida) hanno reiterato alcune eccezioni e presentato una nuova istanza di rito abbreviato condizionato, tutte però rigettate dalla Corte, presieduta da Giuseppe Grieco, il quale soltanto al termine della fase istruttoria deciderà se disporre per Kapplani una perizia psichiatrica.

Secondo gli avvocati, infatti, l’uomo al momento del fatto non era in grado di intendere e di volere.

Nel corso dell’udienza, la Corte ha comunque annunciato che se durante il processo dovessero emergere quegli elementi a sostegno della richiesta di rito abbreviato condizionato, l’arrestato avrebbe comunque uno sconto della pena.