CHIETI – Dopo quasi 6 anni da una mole di arresti, sono divenute definitive le principali condanne del processo legato all’operazione “Tramonto” che, all’inizio del 2012, portò in manette 63 persone, di cui una cinquantina in carcere e le altre ai domiciliari, stroncando un vasto traffico di droga nel Vastese con 90 indagati complessivi.
Gran parte degli indagati aveva patteggiato una pena o comunque concluso l’iter processuale con assoluzioni o condanne già da qualche anno, mentre alcuni dei principali accusati sono stati giudicati una seconda volta in Corte d’Appello, a Perugia, dopo che lo scorso anno la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte aquilana.
Sempre la Corte Suprema a luglio di quest’anno ha chiuso i conti una volta per sempre, rigettando i ricorsi e rendendo esecutive le pene in carcere che i condannati hanno cominciato a scontare.
I vertici dell’associazione erano Lorenzo Cozzolino, coinvolto in molte operazioni dal 2002 e per il decennio successivo e ora divenuto anche collaboratore di giustizia, la moglie Italia Belsole e la figlia Giovanna Cozzolino.
La maxi inchiesta consentì a magistratura e carabinieri di sgominare un’organizzazione dedita allo spaccio di droga con sede in Abruzzo e ramificata in altre cinque regioni: Molise, Campania, Puglia, Lazio ed Emilia Romagna.
Il 10 gennaio 2012 scattò il blitz all’alba con oltre 300 carabinieri coordinati dalla procura della Repubblica di Vasto, segnatamente dal procuratore, Francesco Prete, e dal sostituto Giancarlo Ciani.
L’operazione “Tramonto” fu il risultato di un anno di indagini su sequestri di droga, incendi dolosi, bombe e sparatorie avvenute dal 2005 al 2012.
In particolare, le indagini partirono dagli attentati incendiari che, a gennaio 2011, presero di mira esponenti politici e forze dell’ordine. L’inchiesta si concentrò sull’asse Pescara-Vasto-Napoli e Caserta-Campobasso-San Salvo.
Molto ingenti furono i sequestri: 15 chili tra cocaina, eroina e hashish, una pistola calibro 38 e 45mila euro in contanti in banconote di piccolo taglio. Agli indagati venne tolto il possesso di beni dal valore complessivo di 3 milioni di euro.
L’operazione convinse Lorenzo Cozzolino a pentirsi. Dalle sue rivelazione è nata la successiva operazione antidroga “Adriatico”, con altre decine di arresti e condanne, che ha confermato un connubio fra la malavita campana e quella chietina.
La vicenda processuale si è poi dipanata nell’ultimo quinquennio in varie tappe e a diversi scaglioni.
Nel 2012, il 24 marzo patteggiarono in 13: si tratta di Andrea Pop Georgeta, Stefania Ramundi, Fabio Torricella, Luca Rapone, German Manuel Ochstadt, Morena Passucci, Giancamillo Giuliani, Michele D’Alessio, Cinzia D’Ugo, Stefania Di Francesco, Loreta Spinelli, Piero Tatangelo e Roberto Martelli.
Il 13 luglio L.M. e P.M., entrambi di Vasto, patteggiarono anch’essi una pena di 1 anno e 6 mesi di carcere e 2.400 euro di multa per ciascuno. Con loro patteggiarono altri 4 imputati: Ana Cristina Dumitrescu, Sandra Martusciello, Paolo Mangiocavallo e Pasquale Bevilacqua.
Il 29 novembre patteggiarono la pena altri 10: Melania Migliore, Alessio Monfrecola, Antonio Esposito, Luigi Santorelli, Lino Croce, Sonia Iuliano, Loris Iuliano, Guerino Spinelli, Luciano De Stasio e Adel Abdellaoui.
L’anno successivo, 2013, l’8 maggio sono arrivate nuove 15 condanne per alcuni dei principali protagonisti: a 10 anni di reclusione per Lorenzo Cozzolino e Italia Belsole e 6 anni per la loro figlia Giovanna Cozzolino, con rito abbreviato.
Ad altri 12 imputati sono state inflitte pene da 3 a 6 anni: si tratta di Giuseppe Florio (abbreviato), Fabio Martusciello, Sandra Martusciello (per altre accuse), Antonio Sacco, Corrado Piazzese, Franco Pennese, Michele D’Aurizio, Daniel Vito De Nicolis, Luciano De Fazio, Simone Forlini, Gaetano Ariosto e Laura Cetrullo, questi tutti con rito ordinario.
Tra gli avvocati, Angela Pennetta, Fiorenzo Cieri, Emanuela De Nicolis, Paolo Del Viscio, Agostino e Nicola Chieffo, Giuseppe Ciccarelli e Raffaele Giacomucci.
In Appello, il 31 marzo 2014 confermate le condanne con qualche ritocco delle pene, ma è stato assolto Daniel Vito De Nicolis. L’unico a ottenere i domiciliari è stato Gaetano Ariosto, per problemi di salute.
Il 23 febbraio 2016 il colpo di scena, con la Corte di Cassazione che ha accolto i ricorsi delle difese e rimesso gli atti alla Corte d’Appello di Perugia, competente in questi casi, per giudicare una seconda volta, per la sola rideterminazione delle pene, Florio, Forlini, Ariosto, Giovanna Cozzolino e Belsole e, per effetto estensivo, anche Lorenzo Cozzolino.
Il 1° luglio dello stesso anno, la Corte umbra ha rideterminato le pene per Florio (6 anni), Ariosto (5 anni e 6 mesi e 28 mila euro di multa), Giovanna Cozzolino (4 anni e 6 mesi e 19 mila euro), Forlini (2 anni e 2 mesi e 6 mila euro), Belsole e Lorenzo Cozzolino (4 anni e 12 mila euro di multa per ciascuno).
I nuovi ricorsi per Cassazione effettuati dagli imputati sono stati dichiarati inammissibili dagli “ermellini” oltre un anno dopo, il 19 luglio 2017. Le pene, perciò, ormai sono definitive e in esecuzione.
Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Arnaldo Tascione, Beniamino Di Bona, Fulvio Fiorilli, Civita Di Russo, Manfredo Fiormonti, Nicola Artese e Rosa Pandalone.
Tornando al primo grado di giudizio, ci sono state anche assoluzioni: il 18 luglio 2014, nel cosiddetto secondo filone, in 10 sono stati assolti perché il fatto non sussiste: si tratta di Silvestro Ariosto, Vincenzo Di Franco, Salvatore Di Rocco, Vittorio Di Rocco, Alain Nanni, Jessica Muscariello, Davide Di Pietrantonio, Gianluca Cupaiolo, Piero Appezzato e Anna Celentano.






