L’AQUILA – Professionisti, medici, politici, imprenditori. È una vera e propria sfilata di ‘vip’ dell’Aquila quella cui si assiste in questi giorni negli uffici dei carabinieri del capoluogo per alcune deposizioni nell’ambito degli sviluppi della maxi operazione antidroga “Chamaquito” dello scorso maggio.
Oggi, due mesi e mezzo dopo le manette che hanno fatto discutere la città, le indagini continuano sottotraccia.
La posizione, per tutti, per ora è semplicemente quella di persone informate sui fatti, quindi non oggetto dell’indagine. Molti sono considerati assuntori di sostanze stupefacenti o comunque di figure che possono aver appreso informazioni sulla ‘connection’ che c’era in città.
Ma l’attenzione dei carabinieri è alta, si confrontano le dichiarazioni con le prove per vedere se ci sono riscontri. E, da quanto si apprende da fonti interne, gli investigatori sono pronti a cambiare le posizioni in quella di indagati per chiunque verrà sorpreso a tacere verità, dire bugie o cadere in contraddizione.
Le indagini hanno stroncato un vasto traffico internazionale di stupefacenti, in particolare della richiestissima cocaina, dalla Repubblica Dominicana al capoluogo abruzzese, divenuto un crocevia di interessi e punto di traffico a causa del complicato processo di ricostruzione post-terremoto che ne fa il ‘cantiere più grande d’Europa’.
I militari del comando provinciale, coordinati dal colonnello Savino Guarino, hanno sgominato un’organizzazione malavitosa gestita da aquilani e dominicani.
Coordinata dal pubblico ministero Fabio Picuti, attraverso le ordinanze firmate dal giudice per le indagini preliminari Marco Billi l’inchiesta ha portato in carcere 6 persone, tra cui il noto ristoratore Luca Cocciolone, scarcerato a sorpresa pochi giorni dopo con misura cautelare attenuata, mentre sono state iscritte sul registro degli indagati altre 44 persone.
Tra queste 16 abruzzesi, di cui 9 aquilani, e un romano, le altre tutte di Santo Domingo, la Capitale dominicana che in codice veniva definita “il patio” nelle intercettazioni.
Iniziate sin dal 2005, le indagini sono state portate avanti “coperte”, per non generare sospetti nei componenti del cartello criminale, e sono cominciate dal basso.
Infatti i carabinieri hanno pedinato e controllato in particolare gli spacciatori che coprivano la piazza provinciale, in questo modo hanno individuato una cinquantina di consumatori abituali, tra cui appunto molti vip.
Sempre secondo quanto appreso, si tratta comunque di professionisti e imprenditori insospettabili che si rifornivano costantemente di cocaina.
A tenerli d’occhio a loro insaputa, però, c’erano proprio i carabinieri che hanno seguito la filiera dello smercio degli stupefacenti per risalire ai registi del traffico di cocaina.
Gli ovuli di “polvere bianca” portati nello stomaco dai corrieri centroamericani, i “Chamaquitos” che hanno dato nome all’operazione, sulla rotta che da Santo Domingo, attraverso Barcellona (“mi tocca cantare in Spagna” diceva un corriere intercettato), arrivava all’Aquila dopo il passaggio in una base logistica a Roma, presso un bed &breakfast che si trova nelle vicinanze della stazione Termini.




