L’AQUILA – “La mia pizzeria è aperta e non c’è nessun problema, hanno riconosciuto che non ho mai fatto questi tipi di manovre né ho intenzione di farli: non voglio perdere la famiglia né il lavoro”.
Sono le prime parole che l’aquilano Luca Cocciolone rilascia da uomo libero ad AbruzzoWeb, dopo l’arresto e la scarcerazione arrivata dopo qualche giorno nell’ambito dell’operazione “Chamaquito” che ha sgominato un traffico internazionale di cocaina.
Le manette hanno fatto molto rumore, perché quello di Cocciolone è un nome notissimo in città in quanto titolare della pizzeria “La Torretta”, oltre che vincitore di premi nella sua arte. E l’uomo ha qualche rimostranza nei confronti del mondo dei media.
“Sembrava che fossi io il personaggio assoluto dell’inchiesta – spiega – Da un lato ci resto bene, vuol dire che sono conosciuto. Ma mi è dispiaciuto che mi abbiano messo in prima posizione”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Marco Billi, la figura dell’aquilano compare nell’ultima parte, quella in cui vengono citati singoli casi di spaccio, mentre all’inizio vengono descritti i viaggi internazionali per l’approvvigionamento dello stupefacente, e in questi Cocciolone non compare.
Sugli sviluppi futuri dell’inchiesta, il ristoratore preferisce non rilasciare dichiarazioni, d’intesa con gli avvocati che lo assistono, Isidoro Isidori e Antonio Valentini. Ammette solo di trovarsi in una situazione “al tempo stesso stabile e instabile, capitemi”.
Intanto, secondo quanto si è appreso, la misura cautelare più lieve dell’obbligo di firma è stata disposta dal giudice solo dal lunedì al venerdì e solo di mattina. Alberto Orsini






