PESCARA – “Al momento è impossibile, a livello tecnico, che navi o traghetti possano entrare nel porto di Pescara. Siamo fermi ormai da tre anni e da aprile non riceviamo più né stipendi né cassa integrazione. È inutile spendere milioni di euro per avere un nulla di fatto. Vogliamo risposte certe”.
La denuncia arriva dagli operatori portuali di Pescara, che lanciano un disperato grido d’allarme e fanno il punto sui lavori di dragaggio in corso nello scalo.
All’indomani delle dichiarazioni del comandante della direzione marittima Abruzzo-Molise, Luciano Pozzolano, che ha evidenziato come “sussisterebbero le condizioni tecniche per il ritorno dei traghetti e dei catamarani, oltre che navi fino a 140 metri di lunghezza”, gli operatori portuali dicono di essere venuti in possesso della documentazione relativa al piano di dragaggio.
“Mi auguro che saremo smentiti – spiega Gianni Leardi in rappresentanza degli operatori – ma se questo è il piano noi non lavoreremo neanche quest’anno. Dobbiamo già pensare alla prossima stagione, ma in queste condizioni non siamo in grado di fare programmazione. Nessuno ci sa dare risposte, siamo completamente abbandonati”.
“Oltre a fondali di almeno sei metri – aggiunge Leardi – il porto di Pescara ha bisogno di un bacino di evoluzione ben preciso, per consentire alle navi di fare le manovre necessarie. Il tecnico a cui ci appoggiamo ci ha detto che al momento è impossibile far entrare nello scalo una nave di 80-90 metri. In porto dovrebbero poter entrare traghetti commerciali, navi per gli idrocarburi e la siderurgia; c’è bisogno di sicurezza e, in tal senso, dobbiamo avere certezze”.
Auspicando “fatti concreti, perché è dal 2010 che qui non si lavora più”, gli operatori hanno organizzato per domani una conferenza stampa in cui faranno il punto della situazione ed illustreranno la documentazione reperita.
L’appuntamento è alle 11, nell’area antistante la Stazione marittima.





