L’AQUILA – “L’incompatibilità è evidente ed è dichiarata dalla Costituzione. C’è un sostanziale conflitto di interessi, infatti, tra la carica di consigliere regionale e quella di rappresentante del popolo alla Camera o al Senato. Si tratta di due ruoli in antitesi: è intuibile quanto una decisione presa con un ‘abito’, nell’interesse di un ente, possa essere, parallelamente e contemporaneamente, in contrasto con quelle assunte indossando altre vesti. Non è detto, infatti, che le scelte di una Regione non possano trovarsi in contrapposizione rispetto a un interesse nazionale e viceversa”.

Lo afferma il professor Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale e già docente di Diritto costituzionale in diversi atenei italiani, a cui Azione Politica, il movimento dell’imprenditore Gianluca Zelli, ha chiesto un parere sul doppio incarico di Luciano D’Alfonso, contemporaneamente presidente della Regione Abruzzo e senatore del Partito democratico.

“È un rischio reale. Ed è talmente reale, ed elevato, tanto che i nostri padri costituenti si guardarono bene da intendere le cariche sovrapponibili”, fa osservare Baldassarre.

“La Costituzione non lascia alla legge ordinaria dello Stato la disciplina dell’argomento, ma lo regola espressamente in maniera chiara e perentoria. La coesistenza dei ruoli, infatti, darebbe luogo a una gravissima commistione”.

“Mi pare che al fatto già grave dell’indiscussa incompatibilità, si aggiunga quello della pretesa di legiferare e, addirittura, superare i dettami della Costituzione perché si intende stabilire un principio con essa palesemente contrastante – aggiunge il prof – Confinerei tale atto nell’illegalità: dimostra di non avere senso di moralità pubblica perché la Costituzione è al di sopra di tutto. Ecco un chiaro esempio di malcostume politico: si ha l’ardire, con una delibera di Consiglio regionale, di superare la norma fondamentale dello Stato”.

“L’incompatibilità è un dato oggettivo – spiega Baldassarre – La legge poi stabilisce che entro un certo termine si deve esercitare l’opzione per l’uno o l’altro ruolo. Chi si trova in questa situazione non solo ‘può’, ‘deve’ optare. Fino a quando esiste, tuttavia, il conflitto di interessi che sta a base dell’incompatibilità, tutti gli atti compiuti nel frattempo sono viziati”.

“Tutti gli atti fatti nell’esercizio della carica a cui si rinuncia sono illegittimi per il conflitto di interessi che li inficia e dunque potrebbero essere impugnati – aggiunge il presidente emerito della Corte Costituzionale – Generalmente, il soggetto in posizione di incompatibilità, ha già maturato una decisione e, dunque, in attesa di optare si deve astenere”.

“Le dichiarazioni del professor Baldassarre”, commenta Zelli, “avallano in maniera chiara e inequivocabile, quanto già più volte sottolineato. Parafrasando, siamo ostaggio di Luciano D’Alfonso e dei suoi personali intendimenti, molto interessati, e assai distanti dall’idea di un’amministrazione sana, equa, a misura delle esigenze dei cittadini, proiettata alla crescita. Per D’Alfonso, l’Abruzzo è una proprietà privata, un escamotage per la perpetuazione del proprio potere”.

“Credendo poco nella redenzione dei consiglieri di maggioranza, Azione Politica fa appello a tutti quelli di opposizione affinché, con responsabilità verso il popolo abruzzese, chiedano la nullità di atti e nomine formalizzati da D’Alfonso, dal momento della sua proclamazione a senatore della Repubblica italiana”, conclude Zelli.