SAN BENEDETTO DEI MARSI – Dopo il ritrovamento di sabato del corpo di Collinzio D’Orazio, il 51enne scomparso l’1 febbraio da San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), i sub stanno ancora scandagliando le acque del fiume Giovenco dove è stato ritrovato l’uomo, alla ricerca di qualche indizio che possa aiutare gli investigatori per capire le cause della morte.
Come riporta Il Centro, oggi sarà dato l’incarico a un anatomopatologo che dovrà eseguire l’autopsia per di accertare le cause della morte, sarà sicuramente determinante la presenza di acqua nei polmoni, che servirà a capire se l’uomo è morto prima di cadere nel fiume e se si tratta di una morte accidentale o violenta.
Il ritrovamento è avvenuto, secondo quanto accertato dalla Compagnia di Avezzano, guidata dal comandante Pietro Fiano, a circa due chilometri dal punto in cui il 51enne è finito nell’acqua. D’Orazio sarebbe finito nel fiume la sera della scomparsa, il corpo è stato trascinato dalla corrente in questi giorni e si è poi impigliato a dei rami, restando bloccato in quel punto, al momento del rtrovamento si trovava a pochi metri dall’intersezione con il canale Piccola Cinta.
I sommozzatori lo hanno estratto dalle acque per portarlo poi all’obitorio dell’ospedale di Avezzano.
Ci sono delle lesioni, ma saranno gli accertamenti medico legali a stabilire se siano stati causati dalla permanenza in acqua o precedenti alla morte.
Il pm Lara Seccacini, ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio volontario; nei giorni scorsi sono stati ascoltati a lungo 2 ragazzi del posto, Mirko Caniglia e Fabio Mostacci, gli ultimi ad aver visto l’uomo prima della scomparsa e al quale avevano dato un passaggio a casa dopo una serata al bar dove D’Orazio aveva consumato anche alcuni alcolici.
Quella stessa sera l’uomo era stato avvicinato anche da una pattuglia dei Carabinieri del posto, che lo aveva accompagnato a casa; l’uomo però non è rientrato, ed è tornato poi al bar del paese, dove è stato visto poi in compagnia dei due giovani.
È stata anche sequetrata la macchina con cui i due ragazzi lo avevano accompagnato, insieme ad alcuni indumenti e un telefono cellulare, attualmente comunque non risultano essere indagati.
Secondo quanto riferito dai genitori di D’Orazio, la sera dell’1 febbraio, c’era stata una discussione in famiglia, a seguito della quale l’uomo era uscito, senza portare con se nè il telefono, nè il portafoglio con i documenti.
Dal giorno della scomparsa sono state fatte ricerche a tutto campo e in tutta la zona circostante, controllando non solo i fiumi, i canali, ma anche le stalle e la campagna, con un lavoro impegnativo portato avanti dai Vigili del Fuoco, Carabinieri, volontari e sommozzatori con l’aiuto di cani molecolari e droni.
Sono state settimane appese alla speranza di ritrovarlo vivo, con appelli fatti anche dal sindaco Quirino D’orazio, che ha chiesto a più riprese di non lasciare nulla di intentato.
Del caso si è occupato anche “Chi l’ha Visto”, che ha sentito nei giorni scorsi anche i familiari dell’uomo e i due ragazzi che lo avevano accompagnato a casa.
I genitori erano convinti che il figlio fosse andato a Roma per cambiare vita e vivere insieme ai senza tetto.






