L’AQUILA – “Ieri sera è venuto a trovarmi l’arcivescovo e ci siamo abbracciati forte, è stato molto commovente. Io e lui ci vediamo spesso perché parliamo continuamente, ma la visita di ieri sera è stata particolarmente emozionante”.
Don Giovanni Gatto, 37enne parroco di Tempera (L’Aquila), risponde dal letto dell’ospedale San Salvatore, dov’è ricoverato da ieri dopo che è quasi svenuto nel suo alloggio del progetto C.a.s.e. a causa di una fuoriuscita di gas.
Oggi a sorpresa gli ha fatto visita anche il vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D’Ercole, già ausiliare dell’Arcidiocesi dell’Aquila nelle più delicate fasi post-sisma.
Ad AbruzzoWeb don Giovanni racconta che è stata “la valvola difettosa di una bombola da campeggio” che aveva in cucina a saturare l’ambiente, e “per fortuna che la signora che mi aiuta, che mi cucina, è arrivata in tempo”.
Tornato alla guida della parrocchia dopo un periodo trascorso nella sua Montebelluna (Treviso), e dopo aver superato alcuni problemi di salute che gli hanno comportato anche un intervento chirurgico, don Giovanni è da sempre un prete fuori dagli schemi.
Nella notte del terremoto del 6 aprile 2009 perse la sua gatta, Nerina, e il suo appello per ritrovarla finì sulle tv nazionali. Nel 2014 tornò alla ribalta per aver ricevuto una telefonata di Papa Francesco, al quale aveva scritto una lettera sulla crisi di vocazioni degli ultimi anni.
Fu uno dei due cani che vivevano con lui a portarlo in salvo dalla canonica la notte del terremoto, nella chiesa principale di Tempera che a nove anni dal sisma aspetta ancora di essere ricostruita.
Nel 2016 il parroco denunciò alla Tribuna di Treviso di essere stato avvicinato e minacciato da alcuni impresari legati alla Camorra interessati a mettere le mani sui lavori.
“Il paese è ancora in attesa della ricostruzione”, dice amareggiato don Giovanni, “va un po’ a rilento e ci sono ancora molti problemi. La comunità ne risente”, fa osservare il parroco.




