Da Bruno Chelli* riceviamo e pubblichiamo.Appello a tutti i politici

Se hai un contenzioso con il Consorzio Industriale dell’Aquila devi andare al Tribunale di Pescara. Proprio così, perché dal 2011 è lì il foro competente.

Con L’Aquila in ginocchio per il terremoto, con la popolazione sparsa in ogni dove approvarono infatti una legge regionale con la quale sciolsero una serie di consorzi industriali, che furono accorpati tutti in una nuova entità, con sede a Pescara.

Ci siamo così ritrovati in compagnia di Teramo, di Vasto ed altri, con il mare fisicamente unito alla montagna. Pescara con il suo consorzio si è tenuta opportunamente fuori. A lei basta la sede. Quella degli altri, però.

Questa nuova entità è l’Arap, l’Azienda regionale delle attività produttive che ha una serie di competenze essenziali ed indispensabili a garantire l’attività delle imprese, quali ad esempio l’accessibilità, manutenzione della viabilità stradale e ferroviaria, gestione idrica, convogliamento e depurazione delle acque, manutenzione del verde pubblico, illuminazione, segnaletica  , assistenza servizi telematici e gestione ambientale integrata, gestione impianti di depurazione, trattamento rifiuti liquidi e fanghi. E Mi fermo qui.

Un panorama di eccellenza, un suggestivo mondo dei sogni. Perché nella realtà non esiste nulla di tutto questo.

Questi servizi semplicemente non ci sono. Accessibilità ai lotti ostacolata, impedita, spesso rifiutata con mille pretesti. Strade al buio per mesi disertate, acquitrini quando piove, incomplete, piene di buche, percorsi di guerra dove mai nessuno ha visto una spazzatrice. Ognuno si arrangia da solo, come può, mettendo pezze qui e lì, consapevole che nessuno arriverà. Arrivano invece, eccome.

Poi però arrivano i consuntivi per questi servizi fantasma, fumosi ed ineffabili.

Le bollette sono però salatissime, che piombano sulla nostra testa come macigni: decine di migliaia di euro da pagare senza se e senza ma.

Nessuno sa perché, per cosa, senza spiegazione, senza sapere come si è giunti a queste cifre. Ogni richiesta di chiarimenti viene negata: devi pagare e basta.

Oppure devi aprire un contenzioso, rivolgerti al tribunale. Quello di Pescara.

E quindi verso Pescara con altri due colleghi siamo partiti di buon’ora e già nella salita di Poggio Picenze ci siamo imbattuti in un autocarro carico di sassi, seguito da una corriera e da una sfilza di macchine. Una fila che ci siamo sorbiti fino all’imbocco dell’autostrada a Bussi sul Tirino.

Siamo dunque arrivati in tribunale con mezz’ora di ritardo. Il giudice aveva già redatto tutto, il nostro avvocato cercava di spiegare il ritardo con il traffico incredibile. Risposta secca: “potevano partire prima”, e “mancanza di rispetto verso il giudice”. Vero, ineccepibile. Il rispetto verso il giudice è sacro .

Ma a quel giudice avrei voluto dire: ma perché al Tribunale di Pescara? quale mente eccelsa ha deciso tutto ciò?

In secondo luogo: la strada che collega l’Aquila a Bussi è stata costruita da Benito Mussolini. Un’opera assolutamente all’avanguardia, ma quando c’erano i carretti.

Per migliorarla hanno fatto, da San Pio a Navelli, una lunga serie di rotatorie che non servono a nessuno. Perchè? E’ su questo che quel giudice dovrebbe anche indagare.

Oggi è anche urgente raddoppiarla, quella strada, non solo per andare a testimoniare in Tribunale, ma per migliorare e condividere i rapporti con Pescara e i pescaresi che, al netto delle elucubrazioni dei politici, sono molto buoni per quanto riguarda il lavoro, il commercio, il turismo.

Terzo punto: il rispetto.  Tre imprenditori, per cinque minuti di udienza, hanno dovuto sacrificare una giornata di lavoro.

Il lavoro merita rispetto da tutti. Non tanto per gli imprenditori, che sono avvezzi alle pedate, quanto per le capacità attrattiva che quel lavoro genera, che rende possibili gli stipendi di tutti.

Non costituisce reato, siamo certi, che anche i giudici scendessero qualche volta tra gli umani, magari per andare di persona a raccogliere testimonianze, segno di inestimabile rispetto e contributo fattivo a mantenere integra la formazione vitale delle tasse.

Avrei voluto tanto dire queste cose, ma mi sono ben guardato dal farlo, per non influenzare negativamente il giudizio già abbastanza compromesso.

Quindi a questo punto, considerando che la stragrande maggioranza delle attività produttive si trova nei nuclei industriali, parliamo di centinaia di imprese con migliaia di addetti, sorge spontaneo il desiderio di rivolgere a tutti i politici, a tutti i sindacati in primo luogo, al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, che conosciamo come persona efficiente, un pressante appello efficace e sensibile a queste tematiche, un pressante appello affinché si facciano carico di affrontare e risolvere nell’interesse di tutti la grave situazione in cui tante aziende si dibattono nell’indifferenza e nell’ignavia di chi dovrebbe fare e non fa.

* storico panificatore aquilano, noto per il Pane di Prata